martedì 18 dicembre 2007

Questione di tempismo

Ci sono dei momenti in cui capisco di mancare completamente di tempismo. Nella vita spesso mi è capitato di pensare che il tempismo sia tutto. Ultimamente, quando una macchina mi è venuta addosso perchè priva di guidatore e senza freno a mano inserito, ho capito che se fossi passata un attimo prima o uno dopo, non avrei dovuto aggredire verbalmente l'autista latitante che era andata un attimo in macelleria proprio lì di fronte. Tempismo dicevamo.
Raccolti al chiuso della nostra casa, al limite del comfort di ogni genere, comfort che spesso diamo per scontati, come la luce, l'acqua corrente e per di più calda, elettrodomestici vari e lui, il nostro amato impianto di riscaldamento. Lanciata la caldaia al massimo delle sue potenzialità, la sentiamo ruggire tra una fiammata e l'altra. Piacevole effetto collaterale dei nostri termosifoni calienti e il clima semitropicale che domina le quattro mura domestiche. Ci aggiriamo semi nudi per casa, quasi come aborigeni vestiti da un appena accennato gonnellino in pelle di caimano. Tendiamo ad ignorare, volutamente o no, le condizioni effettive che si prospettano ad un metro da noi, separate da un muro o poco più. Questa mattina, quindi, pantaloncini corti e maglia di lana super fine. Tanto c'è il riscaldamento, no? Il primo impatto con l'esterno non è stato rassicurante. Meno 5 gradi in effetti, non passano inosservati, specie quando i nostri menischi e rotule confinano col gelo separati da un sottile strato di nylon color castoro. Entro in macchina, metto l'aria calda in posizione "ovunque", per assicurarmi il massimo del caldo, tanto che addirittura diventa un po' fastidioso. Arrivo in ufficio, apro il carraio, parcheggio. Il termometro della macchina in modo poco rassicurante annuncia: meno 5.5. Siberia stiamo arrivando. Massì, penso tra me e me, tanto adesso mi metto in ufficio e non esco più per le prossime 9 ore. Apro la porta che separa il freddo dal caldo, entro, nessuna differenza. Il riscaldamento si è rotto...Io e i miei pantaloncini entriamo di pessimo umore.

martedì 11 dicembre 2007

Viaggi di Natale

Il bello dei ricordi è il modo in cui emergono, a volte, in maniera del tutto inaspettata. Un suono, un profumo bastano a riportare alla memoria qualcosa di ormai morto e sepolto. O quanto meno ben rimboccato, infilato come un ultimo libro sotto una montagna di altri volumi venuti dopo, letti e riletti di recente. Ma tirandolo fuori a fatica, per non far cadere tutti gli altri, quel libro sepolto ci regala le stesse meravigliose sensazioni della prima lettura.
Ieri sera, sciopero dei trasportatori. Mille probabili disagi in un rientro a casa di 50 km tra tangenziale e autostrada. Immagini di me stritolata tra due tir a mò di salame in un sandwich ben guarnito. Decido di fare allora la vecchia strada statale lunga come la quaresima e noiosa come una lezione di latino. Passo dai soliti campi di granoturco, uno via l'altro, anche al buio li riconosco. Attraverso i ponti. Passo gli incroci. Al calduccio dentro alla macchina, già mi si crea quel senso di torpore misto a sonno. Entrando e uscendo dall'ennesimo paesino, mi accorgo che il Natale avanza e impera. Tra le gelide e anonime corsie dell'autostrada certo non potevo accorgermene, ma nella bassa pianura piemontese, il Natale regna indisturbato. Alberi che rilucono al buio, addobbi tra il kitch e il nostalgico abbelliscono i balconi delle case basse e larghe. E mi viene in mente dei viaggi di ritorno da bambina. Di quelli che mi parevano interminabili viaggi, seduta accanto a mio fratello sul sedile posteriore della nostra macchinona. Di quei viaggi di ritorno, da feste, parenti, pomeriggi con gli amici. Di quando tornavamo a casa, stanchi ma soddisfatti e guardavamo seduti nel buio fuori dei finestrini. Allora per distrarci li contavamo. Contavamo gli abeti colorati in mezzo ai giardini delle case. Io ne ho visto uno! Anche io lì! E avanti così tutto il viaggio. A volte ci stupivamo che così presto nella stagione già ce ne fossero così tanti. Altre volte neanche ci pensavamo. Stavamo lì attaccati al vetro umido e freddo della macchina, appannato dal nostro fiato a guardare quelle luci colorate. Quelle che ora sembrano a qualcuno un'espressione di consumismo priva di significato, agli occhi di bimbi e ancora ai miei di adulta sembravano piccole magie sorte dal nulla.

martedì 13 novembre 2007

Casalinghe non disperate!

Non credo che ci sia un momento preciso, un campanello che squilla, qualcuno che ti dice "Ehi! E' proprio adesso!". Eppure capita, guardandosi allo specchio, di accorgersi che qualcosa sta cambiando. Non parlo di specchio vero e proprio. Quello dove si annotano tutte le mattine brufoli, occhiaie, occhi gonfi, macchie di dentifricio. No io parlo del nostro specchio interiore. Quello che ci permette ogni tanto di fare un'istantanea di noi stessi, fare delle considerazioni e in certi casi trarre delle conclusioni.
Non è stato facile accorgermene. Infatti a volte si scopre un cambiamento in sé, proprio quando lo si vede nelle persone che si hanno accanto. Mariti o mogli, genitori, amici o colleghi.
L'altra sera me la stavo proprio ridendo, impaninata tra una pizza e una coca, con le mie amiche.
Quando parlo di amiche, intendo quelle amiche che un po' ti rappresentano, che per qualche motivo o aspetto sono l'immagine di un lato del nostro carattere e del nostro modo di fare. Investite di tutta questa rappresentatività, neanche fossero un membro del mio Parlamento personale, le osservo e deduco dai loro comportamenti ciò che più mi riguarda. Una di loro è appena andata a vivere per i fatti suoi. Casa nuova, bella (tra l'altro ancora complimenti), grande. Potenzialmente con due bimbe, poteva diventare una babele del disordine. Specie se gestita dalla persona alla quale avevo scritto LAVAMI nella polvere del comò, scritta ritrovata a settimane di distanza. Nella nuova casa, cosa sarebbe successo? Apro intimidita un cassetto. Mi cadono dentro gli occhi e mi rimbalzano sulla pizza. ORDINE. Trovo lì dentro l'ordine allo stato puro. L'idea platonica di ordine. Il mio cervello richiama immediatamente alla memoria l'immagine del mio cassetto. Lo stesso. Il secondo a partire dall'alto della cucina. Quel cassetto dove non si trova mai niente, dove sembra sia passato UnaBomber buon'anima.
Dentro di me il mio orgoglio di casalinga rimane ferito. Una macchia indelebile sulla tovaglia pulita di bucato. Nel mio weekend passato, l'ho pulita con impegno. Mi sono messa lì e ho messo in ordine il maledetto cassetto rovina reputazione.
Ed è stato lì che ho capito che avevo fatto il salto. E sì. Ero passata al di là della barricata. Da teenager impenitente attempata a casalinga medaglialmerito.
Mi ha consolato l'idea che almeno, cara Roby, siamo in due ad aver fatto il salto!!

mercoledì 10 ottobre 2007

Tra vischio e cambio armadi

Siamo in una stagione di mezzo. Non sappiamo come vestirci. Quando la mattina ci dobbiamo preparare per andare in ufficio, non sappiamo se avremo caldo, freddo, se in ufficio troveremo ancora l'aria condizionata a manetta, se dobbiamo mettere le infradito o gli stivali ascellari. In giro c'è già chi vocifera, nei corridoi ovviamente, che sia ora del CA, ovvero del Cambio Armadi. Due parole che, prese separatamente, non sono poi così male, ma messe insieme, senza alcun articolo o preposizione un po' spaventano. Rientrano nella categoria della BM, Borsa Mare, ma non sono altrettanto rassicuranti.
Cambio Armadi... Sarà il fatto che l'estate è finita, che arriva l'inverno, che sono tornate le mezze stagioni. Sarà che è arrivata l'influenza, sono tutti raffreddati e chi non lo è verrà presso contagiato. Insomma in tutto questo maledetto marasma autunnale, questa mattina vedo la prima pubblicità natalizia. Ma come? Non ho neanche sotterrato il cotone per riesumare la lana, dimenticato il lino per riaffezionarmi al velluto. E questi mi parlano di NATALE?
Incassato il colpo, dopo un primo momento di ansia e panico. Ho pensato: per fortuna per i regali c'è ancora tempo. In realtà tutti gli anni c'è ancora tempo. Il problema è che si pensa che ci sia ancora tempo fino all'arrivo della tredicesima, quando ormai NON c'è più tempo. Quando il panico ci impedisce di ragionare lucidamente e tutte le idee che sopraggiungono sono banali, se non orrende. Il problema è che all'avvicinarsi del Natale, anche a chi ci chiede cosa vorremmo, non sappiamo assolutamente cosa rispondere. Paresi celebrale e stato mentale Homer Simpson.
Ma com'è possibile? Abbiamo passato mesi a desiderare la tale cosa piuttosto che un'altra. A guardarla nelle vetrine, a documentarsi su internet circa costi, modelli, forme, dimensioni, eventuali sconti. E ora il nulla. Ma allora perché non prepararsi per tempo e fare una Wish List (anche siglabile WL o LD lista desideri), nella quale elencare tutte le nostre necessità? Il tutto renderebbe molto più semplice, specie dal punto di vista psicologico nostro e dei nostri parenti/amici/colleghi, che ci stressano e si stressano a vicenda come galline impazzite dalle teste mozzate.. Troppo macabro?

giovedì 4 ottobre 2007

Femminismo e femminilità


Se guardiamo un film anni 50 o 60 e poi guardiamo la nostra vita, al di là dei capelli cotonati, ci accorgiamo che siamo andate avanti anni luce. Ringraziamo per questo il femminismo. Ora siamo più indipendenti, più consce del nostro ruolo sociale, del nostro valore nel mondo del lavoro, della nostra posizione nell'ambiente famigliare. Non siamo delegate a fare le tagliatelle la domenica mattina o a metter su il cappone in brodo. Ora abbiamo un lavoro e una carriera. Non mettiamo il grembiule la mattina per toglierlo la sera, ci vestiamo come vogliamo. A volte anche da maschiacci. Perchè a dire il vero in t-shirt, scarpe da ginnastica e jeans si sta proprio comode. Non mettiamo più i bigodi (anche se alcune di noi ci hanno provato http://anna.style.it/archive.php?eid=43), abbiamo la piastra per i capelli, e corti o lunghi decidiamo noi del destino delle nostre doppie punte. I reggiseni alla fine non li abbiamo buttati, anche perchè un buon push up può davvero risollevare le nostre quotazioni nel mercato azionario mondano.
Quindi riflettendo su tutto questo, ci viene da dire: grazie, grazie femminismo. Ma se guardiamo bene quegli adorabili filmetti. Quelli dell'estate di canale5, quelli che quando stai per uscire loro iniziano e tu dici: nooooooooo, ma perchè proprio adesso?? Beh guardando quei filmetti vediamo anche, facendo attenzione, uomini che aprono le portiere alle donne per farle entrare nelle auto o nelle hall degli alberghi. Oppure che si alzano tutti in piedi a tavola quando una donna si alza. E pensandoci bene, non mi dispiacerebbe che succedesse anche oggi.
Tra l'altro nel quotidiano, ci sono alcuni mezzucci che fanno spuntare la remota galanteria nel più rude degli uomini. Ora nel citare questo episodio, non vorrei che ognuno di voi pensasse che la mia vita si svolge dal benzinaio, ci mancherebbe. Fatto sta che proprio dal benzinaio, di gonna vestita, esco dalla mia adorata macchina per rimpinzarla di gasolio. Mi fermo ovviamente alla pompa del self, laddove il risparmio è di casa. Ammicco al benzinaio, come per dire, allora mi faccio il pieno da sola. Lui mi guarda e mi fa: vuole un guanto? E io: no, no grazie non mi serve. Ma lui quasi scocciato da questa mia risposta, mi risponde: ma mette il gasolio?! E io, timida, eh si...E lui: allora ci vuole proprio il guanto: lo prende e me lo calza lui sulla mano! Mattu guarda una gonna, a dir la verità sotto il ginocchio, cosa non ti sviluppa in galanteria. Davvero non me lo aspettavo. Quando finisco di fare il pieno (46 euro!! vabbè) mi chiede la cortesia di fargli chiudere il tappo, giustificandosi, mi fa: quando si può aiutare...
A questo punto, mi viene da chiedere, meglio femminismo o femminilità?

mercoledì 19 settembre 2007

Brutte abitudini

E' strano come la mente di ognuno di noi, chi più chi meno, si crei degli schemi fissi ai quali attenersi sempre. A volte maniacalmente.
Me ne sono accorta l'altro giorno, quando, ero dal mio benzinaio di fiducia. Vado lì una volta alla settimana, mi fermo sempre alla stessa pompa di benzina, la prima a destra, lo saluto con le stesse parole (bisogna dire che anche lui mi risponde sempre con le stesse ovvero "ciau bela fija"). Ieri vado a fare benzina, lo schema e l'ora sono sempre quelle, e il suddetto benzinaio fa direttamente che spiegarmi come "strisciare" la mia carta bancomat, digitare l'importo, strappare il foglietto che esce dal POS, infilzare la sua copia e tenere la mia!
Da quel momento ho iniziato a pensare che il mio spirito profondamente abitudinario stesse prendendo una brutta piega.
Vado sempre dallo stesso parrucchiere cambiando raramente pettinatura. Il parrucchiere, Luca, è più abitudinario di me. Quando gli propongo cose nuove, me le boccia tutte, cercando di conservare il look originale. Compro i vestiti quasi sempre negli stessi due o tre negozi. Le scarpe sempre nello stesso. Ogni tanto, quando mi prendo una sbandata per un altro, vengo severamente punita da dolori lancinanti ai miei pieduzzi delicatissimi e torno da Lui, anche detto "Il Francese" con la coda tra le gambe. La mia giornata è scandita tutti i giorni, almeno quelli lavorativi, da azioni infilate nella stessa sequenza come pezzi di carne in uno spiedino: pollo, salsiccia, manzo, peperone, wurstel, pancetta e poi di nuovo da capo fino ad esaurire gli ingredienti. La tentazione di cambiare qualcosa c'è, ma le abitudini sono come la coperta di Linus o peggio. Ti fanno sentire sempre a casa. Sai già cosa aspettarti e come. Nessuna incognita. Perché se l'abitudine è già collaudata, non c'è ristorante in cui si possa mangiare male, gusto di gelato/pizza che possa non piacere. Mi sto un po' fossilizzando sulle mie posizioni, lo so. Ma cosa volete, anche questa è un'abitudine.

venerdì 14 settembre 2007

Strane investigazioni


Chiacchierando amabilmente con i miei collegi in una pausa pranzo come tante altre, è vento fuori un discorso apparentemente innocuo che ha però cambiato il mio modo di comportarmi e di vivere il mio rapporto con il "resto del mondo". In pratica, tra maccheroni riscaldati e la sagra della mozzarella e pomodoro (un must delle nostre pause pranzo), viene fuori che tempo addietro una conoscente era stata pedinata e seguita da un investigatore privato, assoldato da chi? Noi tutti immaginiamo mariti gelosi, mogli in procinto di divorzio. E invece no. Ad organizzare tutta la cosa, il capo di lei. Che ne voleva studiare i movimenti e le frequentazioni.
Nella mia mente si sono formulati pensieri tutt'altro che banali. Se infatti una persona normale, si sarebbe immedesimata nella situazione, temendo per tutto ciò che aveva da nascondere, amicizie, incontri ecc...., il mio cervello si stava concentrando su ben altre congetture.
Un investigatore che mi segue e controlla tutto quello che faccio??? Chissà che idea si potrebbe fare di me! Sicuramente penserebbe che sono sfigatissima. E ho iniziato a pensare a tutte quelle scenette del mio quotidiano che agli estranei passano inosservate, ma di cui mi vergogno profondamente.
Quando saluto con calore i miei vicini di casa e loro guardandomi attentamente non mi rispondo e continuano a fare quello che stavano facendo (quattro anni che vivo qui...ma non mi hanno mai notato???). Quando porto in casa le borse della spesa, per un peso complessivo di quindici chili, mi avvicino al cancello di casa, cerco le chiavi, mi cade la borsetta e mi si incastrano le chiavi dappertutto. Quando vado in giro dopo essermi lavata i denti col braccio pieno di dentifricio (ma come è finito proprio lì? eppure giorno dopo giorno me lo ritrovo...). Quando esco di casa in ciabatte e poi torno indietro a mettere le scarpe.
Insomma caro investigatore, per qualunque motivo tu mi stia seguendo, io sono disposta a pagarti il doppio! Parliamone..

lunedì 10 settembre 2007

Questione di benessere


Ormai non si fa che parlarne. Sembra che ognuno ripeta la stessa cantilena. Eppure una volta capitava solo in un periodo dell'anno: prima delle vacanze e prima soprattutto della prova costume. Ormai invece fitness e benessere sono la parola d'ordine di ogni trasmissione che si rispetti. Gli Omega3 sono diventati i nostri compagni di vita, il nutrizionismo la nuova disciplina teoretica di ognuno di noi. Pullulano le diete, gli integratori.
Ma a dire il vero, nonostante un sano scetticismo, la filosofia del wellness non è affatto male.
Partiamo dal presupposto che sono sempre stata una anti sportiva e una buona forchetta. Mi sono inventata ogni sorta di scusa per non fare attività fisiche, specie in ambito scolastico. Io e il muro della palestra eravamo dello stesso colore. E quando si usciva all'aperto sapevo anche lì come mimetizzarmi. Fare la corsa campestre era per me fonte di crucci e ansia. E finivo irrimediabilmente con una crisi respiratoria. Eppure a distanza di anni, eccomi qui a sostenere princìpi agli esatti antipodi di questa tendenza. Non amo la dieta e non amo gli sport al chiuso. Quindi niente palestra, al massimo la piscina.
Eppure quando le ossa iniziano a scricchiolarti, il mal di schiena non ti lascia più e il tono muscolare è un ricordo sbiadito color seppia, nasce in ognuno di noi quel sano desiderio che si articola nelle poche parole "Devo fare qualcosa". Ma il vero problema è farlo in modo continuativo. Sapendo che la mia forza di volontà è pressoché inesistente, specie se penso ad uscire dall'ufficio, fare un'ora di traffico per mettermi poi magari al freddo e al buio a fare sport. Ho capito che l'unica soluzione vincente è armarsi di una buona amica, con la quale farsi forza a vicenda. Ho iniziato con vari esperimenti di aerobica, le amiche si erano moltiplicate come funghi, e si chiacchierava talmente che la maestra ci chiamava spesso in prima fila per farci star zitte. Dopo un po' i nostri incontri si sono spostati direttamente al bar. Ci si trovava davanti alla palestra e si decideva a quale bar gozzovigliare, in base alle dosi degli happy hour.
Chiuso questo vergognoso capitolo, sono rimasta mesi inattiva. Tra muschio e licheni, ho deciso che dovevo ripartire con un nuovo spirito. Intanto scegliere una persona la cui forza di volontà non venisse traviata al solo sentire la parola Crodino/Martini, e poi scegliere luoghi e orari.
Dopo mesi di attività mi dichiaro oggi soddisfatta. Due volte alla settimana, le corse sotto i cosiddetti "Viali" di Pinerolo hanno dato i loro frutti. Perchè correre fa stare meglio. Dopo un po' sono entrata nell'ottica più generale del benessere, quindi anche del mangiare meglio. Ho cercato anche di abolire il mio rapporto simbiotico con la macchinetta del caffé in ufficio. Mangiare più frutta e verdura. Unico nemico. L'arrivo dell'inverno. Non so cosa aspettarmi. Entrerò in un letargo di fitness svegliandomi a primavera in un cumulo di ghiande e con l'artrite?

giovedì 6 settembre 2007

Scelte importanti

Messi ormai irrevocabilmente nei binari dei maledetti buoni propositi, che tanto non applicheremo mai realmente alla nostra vita e ci fanno convivere con un branco di pelosi sensi di colpa, cerchiamo di ottenere da ogni situazione il massimo possibile. Ora siamo più esigenti con noi stessi e con gli altri. Abbiamo più chiari i nostri obbiettivi ecc..ecc... Tutta questa peregrinazione dell'abc, passando per Kant e la critica alla Ragion Pura, facendo un salutino a Schopenhauer e la sua estetica, per parlare della scelta dei quadri. Si perché alle pareti bianche proprio non ci si può abituare. La casa è una brutta bestia in continua evoluzione.
Appena diventa nostra ci sembrano un miraggio bellissimo anche solo le lampadine che pendono direttamente dai fili della luce, abbiamo dato un nome ad ognuno degli scatoloni pieni di cose che non abbiamo voglia di mettere a posto, nell'ingresso non si passa più perché regna il mondo dell'imballaggio e dello spacchettamento.
Dopo qualche anno ci guardiamo intorno e iniziamo ad avanzare a noi stessi delle pretese. Ormai abbiamo imparato termini come plafoniera, applique (leggi appllìck alla barese), il mondo Ikea si è fatto avanti, sappiamo tutto sulle brugole. Sappiamo che possiamo fidarci sempre perché gira e rigira nel pacco c'è sempre tutto, non manca mai nulla nè nulla è mai in eccesso. Questa perfezione un po' ci rende ammirati, ma un po' ci da fastidio. Possibile che non riusciamo mai a coglierli in fallo?
Dopo tanti anni di completo feeling con il mondo Ikea, imparato termini svedesi, parliamo usando parole in italiano pazzesche ma che evocano immediatamente immagini piacevoli. Ektorp? Il mio divano! Lo adoro. Norrebo? Il mobile portatutto e separatutto a casa di mio fratello! Conosco il catalogo a memoria, anche quello nuovo.
Ora però mi trovo a dover fare una scelta importante. Dopo aver riempito come una zampogna casa mia di mobili di ogni genere e fattura. Di averli stipati come un pasticcere armato di sac a poche. Mi sono data un'occhiata tutt'intorno e ho notato che di quadri neanche l'ombra. Immediatamente mi sono infilata da capo a piedi dentro indernèt (sempre alla barese) alla ricerca di idee. Alternative. Gira e rigira, sono giunta ad una inesorabile conclusione. I quadri costano. Tanto anche. Specialmente i quadri stampati su tela. Quindi la domanda è la seguente: girare per mari e monti alla ricerca di qualcosa di pazzescamente originale e altrettanto costoso o rifugiarmi tra le braccia rassicuranti della mia amica Ikea?

mercoledì 29 agosto 2007

Buoni propositi

Siamo tutti armati di buoni propostiti, anzi ottimi. Una volta tornati dalle vacanze, dopo aver a lungo riflettuto su ciò che ci piace o meno di noi stessi, delle nostre vite, del nostro lavoro. Ci armiamo di buona volontà e iniziamo a vedere la nostra vita sotto una luce diversa.
Succede un po' come quando, appena rientrati a casa dalla vacanza, la si vede diversa. Come se la guardassimo per la prima volta. Ho notato che a seconda della vacanza la casa sembra più grande o più piccola, più bella o più brutta di quando l'abbiamo lasciata solo 15 giorni prima. Se siamo tornati ottimisti è soddisfatti (come nel mio caso quest'anno), allora la vediamo grande, spaziosa e arredata davvero con buon gusto. Ma può anche capitare di girare la chiave nella serratura, aprire la porta e di ritrovarsi nella caverna dell'uomo di Neardental. Stessa cosa quando si riprendono pigramente un po' tutte le abitudini che avevamo accantonato. Si riprende ad uscire con gli amici, a guardare la tv in modo ossessivo compulsivo, a riprendere il rapporto di osmosi con il divano. Dentro di noi però un processo è in atto. Le nostre menti un po' nevrotiche e schizofreniche, hanno avuto il tempo di rilassarsi e di pensare. Abbiamo analizzato le nostre esistenze e visto quali sono le cose che non ci piacciono. Siamo una villa in campagna o la grotta dell'uomo con la clava e il perizoma di pelle? Allora armati di ottime intenzioni iniziamo a riorganizzarci la vita. Saremo migliori, più ordinati e meno dispersivi. In casa ci daremo più da fare e al lavoro meriteremo una stella al merito. Se il lavoro non ci piace, ci mettiamo subito alla ricerca di uno nuovo. Se il nostro fisico non ha superato neanche gli esami di recupero della prova costume, ci rimetteremo a dieta (si perchè durante le vacanze è obbligatorio metterla in pausa) e faremo tanto tanto sport. Il nostro guardaroba diventerà il più fashon possibile, andremo dal parrucchiere e dall'estetista.
Io so già che tra una settimana, languirò in ufficio immersa da cartacce, pacchetti di crackers vuoti, con le briciole che mi si attaccano ai gomiti e la gobba di Giacomo Leopardi, pensando in modo machiavellico (parola preferita dall'oroscopo del Tg5) a quali regali fare a Natale. Tutti i buoni propositi? Puf! Spariti! E cosa pensavate?

giovedì 2 agosto 2007

Vacanza sogno


Andare in vacanza è un po’ come realizzare in un unico momento tutti i nostri sogni. Guardiamo il planisfero, se siamo fortunati, o anche solo l’area dell’Europa e del Mediterraneo, e in base ai nostri umori, le nostre aspirazioni, i nostri interessi, puntiamo il nostro indice verso una nazione, una capitale un itinerario. Una volta scelta la meta la magia è compiuta. Si inizia a fantasticare. Perché andare in vacanza non è una questione che riguarda solo la settimana, il week end o il periodo in cui le nostre ossa escono dalla soglia di casa dotate di bagaglio. Andare in vacanza è anche una faccenda fatta di preparativi e aspettative.
Comprare la guida delle vacanze, leggerla tutta senza capire niente, poi rileggerla di nuovo con più attenzione. Soffermandosi sui punti di interesse che siano paesaggi o città. Grandi laghi o piazze colorate da bancherelle. Leggere ci proietta magicamente in quel posto. Vediamo noi stessi vestiti da turisti, armati di macchina fotografica, mappa e zainetto intenti a cercare quel luogo così ben descritto nelle poche righe che ci hanno solleticato la fantasia.
Mille i preparativi. Girovagare per i negozietti alla ricerca di abbigliamento da vacanza. Perché quello che usiamo tutti gli altri giorni ovviamente non va bene. Allora spuntano cappelli, sandali, magiche creme solari, costumi, parei, pantaloncini da giovane archeologo alle soglie di un deserto.
Man mano che si avvicina la data della partenza diventa tutto sempre più frenetico. Mille domande affollano la nostra testolina: avrò i documenti a posto? O la mia carta d’identità scade appena passata la frontiera? Che valuta troverò? Ci saranno i bancomat o usano ancora il baratto? Si perché ormai la cosiddetta area euro ci ha abituato così bene che pensiamo che ovunque esistano solo i nostri euro, mentre prima eravamo abituati a pagare in franchi anche solo per fare un salto al mare. Una volta che ci siamo fatti una ragione che il mondo non è la Comunità Europea, dobbiamo capire quanto vale l’altra moneta e come semplificarci i calcoli per non farci truffare dal primo venditore di collanine che ci abborda sulla spiaggia. Convincersi che non è necessario portarsi una mazzetta con tutti i nostri risparmi per paura di rimanere senza contanti, è un altro passo molto importante da compiere. Ed infine fare la lista di cosa portarsi e cosa no. Ma soprattutto di cosa sì. Già solo pensare di fare la lista ci fa sentire meglio. Un po’ quella sensazione che si prova quando si pensa di mettersi a dieta o ancor più quando si pensa che di lì a poco faremo sport. Siamo talmente soddisfatti da questo pensiero, che poi alla fine non facciamo la dieta, non facciamo sport, e tanto meno facciamo la lista dei bagagli. Ma ci sentiamo molto molto molto meglio.
Ora vi lascio, forse è meglio che faccia la maledetta lista. Ma ancora solo un attimo… per augurare buone vacanze a tutti!

lunedì 23 luglio 2007

Erba e formaggio

Lo so cosa sta pensando il mio lettore medio. E cioè, questa ha proprio un chiodo fisso: il cibo. Non me la sento assolutamente di smentire. Però vale la pena di sentire questa storia che ricorda un po Heidi, con le sue gote rosse e con una capretta in braccio (chissà che odore...) e un po' la fiaba di Hansel e Gretel, nella fattispecie quando si entra nella cucina della strega.

Ma partiamo dagli esordi, dai prodromi. Domenica, giornata meravigliosa. Cielo limpido e blu. Non azzurro o celeste, proprio blu. Di quel blu che quando vai in montagna ti sembra di poter toccare il cielo con un dito. Un blu che contrasta con il verde delle montagne e con le cime un po' brulle, ma non più innevate. Il vento ha spazzato via ogni ombra di nuvola, continua a soffiare forte e ti fa illudere che finché ci sarà lui nessuna perturbazione improvvisa ti potrà sorprendere. Peggio di ogni altra cosa la nebbia, che ti porta da 30 gradi a 15 e ti fa perdere la via della meta e quella di casa. Ma non è questo il caso. Niente nebbia, niente nuvole. Il blu più profondo.

La giornata si preannuncia fin da subito impegnativa, quando all'inizio della passeggiata leggiamo un cartello in legno, bello massiccio, che recita: Bric Boucie 4.40 h.. Ovvero cammina fin che ne hai e poi quando hai finito continua ancora per un bel bel po'. A tirare su il morale, il panorama magnifico. Arrivati al suddetto Bric, si gode un panorama mozzafiato. Sembra di essere sul balcone del mondo e guardare giù i poveri mortali. Ma morti eravamo noi, dopo quattro ore di passeggiata! Il sole ripaga di ogni sforzo, e con gli interessi. Bruciata anche questa volta. Bruciante dover ammettere alla propria mamma di aver usato a quasi 3000 metri la protezione n. 2 e sentirsi rimproverare come quando avevo 2 anni...

La discesa dura un paio di orette, ma ad aspettarci al Pian della Crosennetta, un alpeggio. I maiali si rotolano soddisfatti e noi li guardiamo immaginando: noi, loro, uno spiedo. Poco oltre, l'agriturismo. La Porziuncola. Non ci siamo fermati che per un breve caffè. A pochi metri in linea d'aria una casetta di pietre con tetto in lose. Tipica costruzione valligiana. Entrando sembra di essere nell'antro dello stregone. Il tetto bassissimo. Ad illuminare il locale solo una misera lampada che fa luce solo sul tavolo. Rischiara a tratti la luce del sole che filtra dal tetto sconnesso e costruito solo da travi e lose. A destra sinistra e ovunque, oggetti di ogni tipo. Dai pintoni, ai paioli e anche una piccola discarica lì in bella vista. Manca il focolare, questo si. Ma ad aprire il cuore sulla sinistra, dietro la porta d'ingresso una piccola serie di ricotte appese ad asciugare, lungo il muro. E nella profondità di campo l'altra porta lascia intravedere grandi e piccole tome che riposano e aspettano solo noi per uscirsene dal buio. Per pesare il formaggio il bergè tira fuori una vecchia bilancia col piatto e il contrappeso. Anche se pesa un po' di più o un po' di meno, non importa. E' quasi un peccato doversi allontanare da un posto dove il tempo sembra essersi fermato. Dove la fretta non esiste. Dove il rapporto umano conta più di ogni altra cosa.


mercoledì 18 luglio 2007

I love camping!


O lo ami o lo odi. Non ci sono vie di mezzo. Devo dire che capisco benissimo chi lo odia. Ha tutte le buone ragioni. La coda ai bagni e ancor peggio alle docce. Lavare i piatti nelle aree comuni barcamenandosi tra gli avanzi di cibo del tuo vicino di piazzola. Piedi puliti mai. Insomma più che comprensibile.
Ma chi ama il camping lo ama anche per questo. Perchè tutto quello che è campeggio è libertà. E devo ammetterlo. I love camping! Adoro tutto di lui. Perchè la libertà è in ogni suo aspetto. Non si prenota e si va via quando si vuole. Tanto stai tanto paghi. Adoro quando si arriva alla reception. Magari stanchi e accaldati. Seguendo per chilometri l'insegna del camping Tal-dei-tali. Sperando che non sia un luogo di orrore e disperazione abbandonato da dio e dagli uomini. Arrivi allora alla reception. E ti guardi intorno. Le stelle intano. Dalle 3 in su c'è la carta igienica nei bagni. Fatto questo da non sottovalutare mai. Poi i più sgamati ti tirano fuori la mappa con le piazzole e ti spiegano dov'è la tua. Di solito l'ultima in fondo. Lontana anni luce dai bagni. Sai... di notte quando ti prende il bisogno.. Allora provi a trattare per fartene dare una più vicina e spesso ci riesci. Poi esci. E cerchi la grande protagonista: la piazzola. Come sarà? Piccola, grande? E i vicini? I meravigliosi vecchietti sempre pronti ad aiutarti o la famiglia con sei bambini e due cani? Si parcheggia e poi via! Si monta. Se è la prima di una lunga serie di montaggi, allora bisogna riprendere confidenza. Ritrovare i gesti abituali. Mettere su la base, tirare i bastoncini, mettere la copertura. Decidere l'entrata anteriore e quella posteriore, piazzare i materassini e sopra i sacchi a pelo. Tutto Ferrino ovviamente! Un po' di campanilismo all'estero ci vuole sempre. Specie in Francia, dove regna sovrano Decathlon e la Quechua. Poi via alle mini sedie e il mini tavolo. Stanco, ti siedi e ti guardi intorno. Già ti senti in vacanza. Un po' d'aria smuove la calura. Devi ancora stendere il filo del bucato e scaricare le valige dalla moto, ma si puo' aspettare. Anche se hai bisogno, prima di tutto, di una lunghissima doccia. Allora via. Ciabatte, asciugamano e docciaschiuma. Si esplorano i bagni. Punto spesso debole del nostro campingmondo. Voto 10 alle docce con tanti ripiani. Voto 0 ai campeggi senza carta igienica. Piuttosto fateci pagare di più ma quella non deve mai mancare!
L'atmosfera camping è fatta tutta di rilassatezze, del giocare a carte per ore, del cucinare a qualsiasi ora del giorno, girare sempre in ciabatte. Leggere e ancora leggere. In tutte le posizioni e con tutte le condizioni di luce.
Campeggio: aspettaci! Stiamo arrivando...

martedì 10 luglio 2007

Radici

Se mi facessero quel giochetto semi psicologico di abbinare una data parola alla prima che mi viene in mente, alla parola radici mi verrebbe in mente Kunta Kinte e le sue grandi narici. Forse questo dovrebbe farmi pensare. Farmi riflettere.
Ho sempre invidiato le persone che hanno delle solide radici piantate in un preciso territorio. Quelli che hanno gli zii, i cugini, i genitori, i nonni, che appartengono tutti ad una stessa città o quanto meno ad una stessa regione. Perché questo dovrebbe dar loro un particolare legame con il territorio, la sua geografia, i nomi dei luoghi. Quella montagna là si chiama, quello è il colle tal dei tali. Oppure in questa frazione mi zio... Mio nonno ha venduto quella casa. Una volta la mia famiglia abitava lì. Ecco forse questo mi è sempre un po' mancato.
L'amore per il territorio e per questa regione c'è, senza ombra di dubbio. Ma mi manca l'appartenenza. L'idea che sangue e terra siano legate in modo indissolubile. Anche se magari è solo un'illusione. Non è detto che per tutti sia lo stesso. Ma avere le proprie radici in parti d'Italia in cui non vado mai, mi dà un po' di instabilità. Dire: questa è la mia regione, questi i miei piatti tipici, questo il mio dialetto. Alla fine a me rimane un pugliese imbastardito, una totale incomprensione del romagnolo e un patetico tentativo di parlata piemontese. Perché alla fine il dialetto fa parte di quello che uno è e pensa di essere. Mescolando insieme tutte queste lingue, non ne viene fuori una sana. Non mi resta quindi che il puro Italiano. Unica ancora di salvezza.
Allora come si può fare dopo quasi trent'anni passati in un posto a sentirsene veramente parte integrante?
E' una domanda alla quale oggi non so rispondere e magari nemmeno domani.
Vorrei sapere cosa passa per la mente di un immigrato, anche solo dal nord al sud, da una città all'altra. Cosa gli passa per la testa, quali diventano i suoi punti di riferimento. Che cosa fa diventare un luogo o delle persone man mano famigliari. Che cosa fa diventare un alloggio la tua casa. Una città la tua città.
Probabilmente non apparteniamo a nessun posto in particolare ed è solo la nostra forma mentale a permetterci o no di attaccarci ad una catena di montagne o al profilo di una scogliera.
Spero che i miei amici che vanno in Francia non si sentano troppo spaesati, almeno all'inizio, poi passerà. Sappiano che qui sempre e comunque per loro c'è casa.

venerdì 6 luglio 2007

Deserto freddo



Ormai ci hanno convinto. Siamo nell'era del consumismo. Da anni ormai. Compriamo, usiamo, buttiamo. O ancor meglio, accumuliamo. Di qualsiasi cosa abbiamo dei doppioni. Mille borse, mille scarpe, mille occhiali da sole. Appena hanno un minimo difetto, eccoci pronti a cogliere la palla al balzo e buttare via.
Il cellulare ha la batteria che si scarica troppo presto? Non vedevamo l'ora! Alziamo lo sguardo al cielo e gli strizziamo l'occhio. Anziché comprare la batteria, buttiamo via il vecchio catorcio e ne prendiamo un nuovo. E avanti così un po' per tutto.
Come piccoli ghiri in vista del letargo o formichine nel loro menage quotidiano e anticicala, accumuliamo. Accumuliamo e ancora accumuliamo. Tanto che quando poi ci tocca fare il trasloco, capiamo che forse abbiamo un tantino esagerato ad affastellare tutte quelle cose senza le quali saremmo morti in preda ad una crisi di pianto. Poi ce ne facciamo una ragione e con una certa soddisfazione buttiamo di nuovo via tutto. Perchè sappiamo che solo in questo modo il processo riparte da capo. Un po' come tagliarsi i capelli a zero per rinforzarli, non so se mi spiego.
Solo un'isola dorata si salva. Nel silenzio della sua camera. Con la luce spenta. Quando la porta si apre, tutto dentro si illumina. E davanti a noi, il vuoto più assoluto. Com'è possibile che lì il processo non si sia attivato? Non c'è alcun segno di accumuli di materiale inutile. Tutto ha assolto alla sua funzione. Ogni cosa è stata ottimizzata. L'ergonomia ha raggiunto l'apice di potenza. Tutti gli abbinamenti possibili sono stati fatti.
Ma ora, il frigo è vuoto. Spostiamo frettolosamente il porta uovo vuoto, rimane solo il porta formaggi (con dentro le Sottilette, almeno loro...) e il porta burro. Ma non è che possiamo metterci lì a sgranocchiare burro e sottilette. Apriamo frettolosamente il vano delle verdure e anche li lo stesso deserto. Passiamo di livello. Andiamo al piano di sopra e spalanchiamo il freezer. Dentro. Due serie di vaschette per il ghiaccio, del minestrone, ovviamente già aperto, una scatola semivuota di piselli e tanto tanto tanto ghiaccio alle pareti. Con tutto quel ghiaccio, il freezer sembra quasi pieno!
Piccolo deserto freddo, d'estate fa quasi piacere.

martedì 3 luglio 2007

Guide & co.


Ormai non si sa più di cosa scrivere. Le librerie sono affollate di ogni sorta di libro e specialmente negli ultimi anni il genere delle “Guide” ha preso il sopravvento. Troviamo guide su ogni genere di argomento. Ora non dico che alcune non siano interessanti e utili, come le classiche guide turistiche o quelle che ti fanno diventare in 50 pagine un mago di Photoshop/Autocad o che addirittura ti trasformano in un esperto giurista in un batter d’occhio.
Forse di retaggio americano (dobbiamo sempre farci fregare sul tempo!) i manuali di vita, quindi guida all’amore consapevole, all’amicizia, al divorzio, separazione, matrimonio, figli, sesso e un po’ tutto quel che può venire in mente.
Toccando questo argomento mi viene in mente la mia cara Bridget Jones che a seconda dei suoi umori comprava o buttava via i manuali d’amore tipo “Le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte” dei quali aveva una vera e propria libreria.
E poi i manuali di yoga, di ballo, di corsa (!!), di aromaterapia. Insomma un elenco davvero infinito.
Ora io propongo una nuova dimensione di guide. Chi mi vuole aiutare a scrivere è il ben venuto.
Guida ai bagni pubblici italiani. Abbinata ovviamente alle varie guide turistiche delle piccole medie e grandi località dello stivale.
Perché quando sei in giro, cammina, visita, sali e scendi dai mezzi pubblici, ecco arriva un certo punto in cui ti guardi intorno e ti chiedi. E adesso?? Beh, ecco, avere una chiara mappa della città coi punti chiave sarebbe utile. Ad esempio ufficio comunale la prima a destra, o centro commerciale con visita obbligata a due fermate di pullman. Poi bar e locali. Banche. Fast Food. Maledetto Mc Donald’s che richiede il codice d’ingresso alla toilette abbinato allo scontrino fiscale (diabolici. D’altro canto hanno costruito un impero..).
Inizio a pensare alla copertina.


lunedì 2 luglio 2007

Dreaming of London



Adoro viaggiare. Non sono una fanatica del viaggio. Tipo quelli che non si comprano un panino/caffè/giornale per tutto l'anno per poi farsi un mese di vacanza nella Polinesia Francese.
Ma un paio di viaggetti all'anno, ben pianificati, me li concedo. Mete preferite? D'inverno le capitali europee e d'estate tutto quello che ha acqua salta tutt'intorno.
Se devo proprio scegliere, quella che per me è La Città, o meglio The City.
Beh senza pensarci per più di un secondo, quella che ho nel cuore è Londra. E proprio oggi guardando le foto scattate dalla mia collega Gnagna nello scorso week end al sapore di terrorismo nella bella London City, si sono riaffacciate nella mia memoria una serie di istantanee, di ricordi e di emozioni legate ad una città da favola, eclettica, nevrotica, istintiva. Ormai dalla mia ultima visita sono trascorsi ben dieci anni. Non c'era la ruota panoramica o il Millenium Bridge, neanche il
suppostone di cemento anche noto come The Gherkin (il cetriolo). Ma tutto il resto si! Le corse giù per la scala dei double deker bus (la forza di gravità aveva un grosso potere attrattivo verso il basso), il chilometrico labirinto di scale mobili e tapis roulant di King's Cross. Poi la Londra della metro dove non devi neanche chiedere un'informazione che tutti si mobilitano per dartela. Stare tra i leoni di Orazio in Trafalgar Square. Guardare lo scempio fatto al Partenone nel British Museum. Perdere una scommessa alla National Gallery e dover pagare un hot dog (o l'avevo vinta io?). Perdere sempre lì una lente a contatto, ed essere aiutati da una very clever guardia museale. E poi i pub dove danno alcol a tutte le ora del giorno, ma quando scatta il coprifuoco din din din, suona la campana e tutti fuori dalle scatole. Seguire una parata militare a Bukingham Palace. Fotografare tutti gli ingressi dei Virgin Mega Store. Assaggiare per la prima volta le Onion Rings da Burger King. Scendere all'aeroporto di Standsted, prendere un'auto a noleggio e non ricordarsi più da che lato guidavi prima e da che lato devi guidare adesso. E poi il Mind The Gap e i topi della metro (la metro torna sempre!). I tramonti rosa alle spalle di Tower Bridge..
Meglio fermarmi qui. Mi viene un po' di malinconia. Tanto so che Londra è lì. Non mi aspetta. Perché Londra corre. Ma quando vorrò, porto sempre raggiungerla.

venerdì 29 giugno 2007

Inizia la stagione dei concerti


Avete capito bene! Inizia la stagione dei concerti estivi. Proprio ci voleva. All'aria aperta, alcolici e zanzare, un'abbinata vincente.
Aspettiamo il grande ritorno di Simone alla voce e sul palco! Dopo, mi pare..., un paio di anni di silenzio!
Allora gli appuntamenti più vicini:
- venerdì 6 luglio
2007 a Moretta ritrovo ore 9.30 in piazza
- sabato 14 luglio a Cardè Bar Castello stessa ora
- sabato 28 luglio a Polonghera per il motoraduno
E in esclusiva la scaletta
:

Aerosmith - Dude (Looks like a lady)
Chris Cornell - You Know My Name
Counting Crows - Mr. Jones
Live - I Alone
Maroon Five - This Love
Muse - Time is running out
Negramaro - Mentre Tutto Scorre
Negramaro - Nuvole e lenzuola
Negrita - My way
The Fire - Small Town Boys
Pearl jam - Given to fly
Radiohead -Creep
Rio -Sei quella per me
Seguridad Social - Comerranas
Skap - Mis Colegas
Sunrise Avenue - Fairytale Gone Bad
The Calling - Adrienne
Heroes del silencioEntre dos tierras
Jet – Are you gonna be my girl
Guano ApesBig in Japan
The Fire - Loverdrive

Birra


L'avevamo già assaggiata. Prima in birreria, alle Osterie Fuori Porta di Pinerolo, poi dato che proprio ci era piaciuta, siamo
andati a comprarla in vineria. Non costa tanto poco, ma sono soldi ben spesi. Abbiamo deciso di andare a vedere com'era in "carne ed ossa" questo birrificio artigianale. Ne avevamo sentito parlare proprio dal birraiolo delle Osterie in termini entusiastici, poi un mega servizio su Linea Verde.
Siamo andati allora a Piozzo, patria della birra e del birrificio Baladin. Subito dopo Carrù (arrivando dal mare) alla rotonda del cimitero a sinistra. Parcheggiamo la moto fuori. E ci guardiamo attorno. A parte la giornata spettacolare, il paesino è molto carino, tra l'altro pullula di turisti dalle facce spensierate e armati di macchina foto. Saranno turisti enogastronomici? Alla fine siamo nelle Langhe. Anche se qui si viene per la bionda e non per il rosso!
Vada per la bionda allora. Ci sediamo. Intorno a noi troviamo dagli anziani di paese al motociclista più o meno stagionato, poi giovani di vario genere. Il dehors è piccino ma dentro c'è spazio da vendere. Di fianco alla prima sala della birreria c'è un'enorme stanzone con tavolate tutte apparecchiate e nell'aria c'è odore di stinco di maiale cotto con la birra (vi lascio immaginare).
Prendiamo una classica bionda , la Wayan, e la doppio malto, la Super. Spettacolari. Specialmente la Super. Fanno sembrare le altre birre scialbe e incolori. Sono uniche nel loro genere e alla spina danno il meglio. Capiamo davvero perché il proprietario della baracca, il buon Teo, se ne va in giro con il macchinone a spacciarsela. A proprio di che vantarsi, oltre al primato che ha ottenuto e la fama, abbiamo constatato con le nostre papille che è tutto ben meritato.
Detto fra noi è proprio un peccato che la Birreria Beba abbia chiuso il locale aperto al pubblico. Resta sempre aperta la produzione però. Ma alla spina era proprio un'altra cosa. Specie la Numero Uno.
Per tutti un gran consiglio: andate a Eataly vicino al Lingotto Fiere di Torino. Scendete al piano di sotto e non fatevi tirare dalla vineria sterminata, andate dritti alla birreria e vi troverete davanti al muro di birre in bottiglie più fornito che io abbia mai visto. Poi vi girate, vi sedete al bancone circolare e vi fate servire una bella bionda alla spina!
Baladin www.baladin.it Piazza V Luglio 15, Piozzo (CN) Tel. 0173 73.70.89 77.80.13
Birreria Beba www.birrabeba.it V.le Italia, 11 Villar Perosa (To) - Tel. 0121 315755
Eataly www.eatalytorino.it Via Nizza, 230 int. 14 Torino Lingotto Tel. 011/19506811


giovedì 28 giugno 2007

Momenti irrinunciabili


Cito testualmente "... Nove meno un quarto da me. ordino già le pizze. faccio io per te cara ..."
Adoro! Quando ricevo un messaggio così da una delle mie amiche mi sento davvero al settimo cielo. Pizza organizzata all'ultimo minuto. Prima si va a correre. Poi doccia e capelli veloce veloce. E poi via di corsa in macchina a fare una partita di cibo e chiacchiere. La migliore delle abbinate. Come salame e vino rosso insomma!

Basta quei rimbalzi patetici del non ci vediamo mai. Quando vuoi vieni a trovarmi. Dove andiamo. Come vuoi tu io mi adeguo. E tanti saluti.
La pizza settimanale con le amiche. Ecco questo è uno dei nostri punti fermi. Magari tutte le settimane no. Quando le abitudini diventano obblighi mi fanno scappare. Ma sana voglia di vedersi. Ridere fino alle lacrime. Raccontarsi le cose peggiori. Piangere insieme. Fare impazzire i camerieri, quando molto incivilmente ordiniamo due pizze per due persone. Ognuna decide cosa vuole e non vuole sulla sua rispettiva metà. La pizza che arriva e va divisa immediatamente a metà e poi ce la si scambia. Attente a dividere a metà, non un centimetro di più non uno di meno. La Diavola ci sta sempre bene.
Anche se qualcuna di noi è a dieta. Guarda la dietologa nelle palle degli occhi e la supplica di inserire almeno una volta ogni due settimane una pizza. Maledetti carboidrati..

Poi caldo o freddo, estate o inverno, si prende la macchina o si va a piedi a guardarci due vetrine. Sotto i portici, semi deserti, non come di giorno. Due passi tutte insieme. A guardare e commentare vestiti, scarpe, casalinghi, gioielli, occhiali.. La lista dei desideri è lunga, ma per fortuna i negozi sono chiusi e i portafogli salvi.

mercoledì 27 giugno 2007

Calabresi..

Non so se avete visto ultimamente l'ultima frontiera dello spot Tv. Io sono rimasta sbigottita. Tra un culo e l'altro, prodotti dietetici e bevande rinfrescanti parte questo spot.
Visi di ragazzi e ragazze che ridono, una musica che non riesco a definire, e in contemporanea appaiono le frasi dello spot. La prima. Terroni. Poi passa a "Malavitosi", "Incivili", "Gli ultimi della classe" e questi se la ridono ancora. La pubblicità della Regione Calabria finisce con lo slogan evangelico "Gli ultimi saranno i primi".
Colpisce con forza. Non dico di no. Ma se io fossi calabrese - ho pensato - mi sentirei sicuramente offesa da questa campagna. Scopro poi che è di Oliviero Toscani, provocatore patentato.
Non so quanto l'idea sia partita da lui, ma nella conferenza stampa di presentazione della pubblicità ha dichiarato "Normalmente un'azienda che si fa pubblicità presenta i propri prodotti migliori, invece noi siamo partiti dalla realtà, dal fatto che ci sono dei problemi, ma con l'idea di dare un'immagine di speranza e di futuro".
Se il loro obbiettivo era mettere in risalto il turismo, certo non ci sono riusciti. Mare meraviglioso, luoghi incantati. Tutti parlano bene della bella Calabria. Perché non puntare su questo? Chi mi parla bene della Calabria mi dice anche però che i calabresi non vogliono far sapere in giro quanto sia bella, come se se la volessero tenerla tutta per .
Un atteggiamento un po' contrastante se penso allo scopo principe di ogni località balneare di mia conoscenza.
Non credo nemmeno che in questo modo, con queste definizioni, si aiuti a combattere il pregiudizio verso un popolo. Forse sono più i fatti che l'autocommiserazione a parlare. Brutta cosa il razzismo, ma per far cambiare idea al "resto del mondo" servono idee innovative, voglia di fare e progredire.
Ma questo è solo il mio parere..

lunedì 25 giugno 2007

Insolazione..

Devo essere convinta di essere quasi invincibile. Fatto sta che malattie gravi non ne ho mai avute (adesso che l’ho detto come minimo mi verranno cimurro e colera) nessun intervento, in più mettici che sono giovane e quindi i malanni avranno tempo di venirmi. Insomma sono sempre stata da pura. Uau. Che figata. E questo è un pessimo precedente. Perché quando hai questa convinzione ti infili immancabilmente nelle peggiori situazioni.
Mettici anche l’effetto serra. Il buco dell’ozono (maledette vecchiette ad intossicarsi sparando decine di metri cubi di Lacca Splendor sui loro capelli azzurrini) da piccolo piccolo ora è diventato qualcosa di impressionante. D’altro canto come diceva la mia bisnonna, dove prima non ci passava la capocchia dell’ago ora ci passa la testa (a chèp’ - in pugliese).
Quindi mi sono presa una bella insolazione. Me ne vado in giro con un colorito allucinante. Sembro scappata dal reparto gravi ustionati. Io. Proprio io che fino all’altro giorno nemmeno sapevo cosa fossero le creme solari. Il sole mi abbronzava e basta. Invece niente. Maledette nonnine!
Questa comunque è la riprova che i servizi di Studio Aperto/Tg5/Verissimo mandati in onda un giorno sì e l’altro pure non servono a niente. Analizziamoli:
1 - applicare i prodotti solari PRIMA di uscire di casa: mi viene da ridere, io dovrei mettermi la crema poi la tuta da moto? Quando arrivo non riesco più a togliermela e devo chiamare gli artificieri. Mettermela dopo neanche. Perché quando vedo il mare non capisco più niente
2 - per le prime esposizioni non prendere più di tre quarti d’ora di sole di fila. Io ci sono stata dalle 11 alle 17… no stop…
3 -evitare di esporsi dalle 12 alle 16: vedi sopra e evita commenti
4 - asciugarsi bene dopo ogni bagno per evitare l’effetto specchio: indovina?
Insomma potrei andare avanti così per punti e punti, saltando solo quello sui bambini!
Alla fine continuerò a fare tutto come prima, ignorando questi banali consigli. L’unica cosa mi comprerò un cappello, che mi starà malissimo, e che dopo un paio di volte non metterò più.
Tanto mi ammalo sempre in vacanza..




venerdì 22 giugno 2007

Tutti in fila!


Proprio ieri sera, tornando a casa dall'ufficio, ho avuto una grande rivelazione. Non proprio come San Paolo sulla via di Damasco, anche se io pure ero a bordo della mia Ippo (la mia macchinina, non credete chissacchè) e dei suoi cavalli. Eravamo appunto io e Ippo, stanche dopo una giornata di duro e faticoso lavoro, sotto un caldo torrido.
I minuti passavano. C'era solo la voglia di arrivare a casa il prima possibile. Per niente interessata alla nostra fretta, si intromette tra noi e la libertà, una colossale mieti trebbia. Macchina infernale delle moderne tecnologie agricole. Enorme. Bestione verde, ruote enormi, lentezza disumana, agilità zero. A peggiorare la situazione, eravamo in pieno centro urbano. Superare? Impossibile. Risultato invece: io e una dozzina di automobilisti con la bolla al naso ad aspettare in modo inevitabilmente nervoso che il suddetto mostro sparisse in un batter d'occhio. Mi cimento dopo un quarto d'ora in un roccambolesco sorpasso. Come a dama, ho dovuto mangiare due pedine, il mostro verde e l'immancabile pick-up che hai 3 all'ora con una mini bandierina sorretta dal braccio atrofizzato del guidatore (probabilmente un manichino) segnala la presenza del Coso, difficile vederlo sennò dato che è lungo 7 metri e alto almeno 3.
Supero appunto le due pedine. Immagino che di lì in avanti le strade saranno solo mie. Vedo in lontananza colline e montagne, sogno la libertà. Ma con stupore mi accorgo, che sull'asfalto, nonostante una fretta non da poco, non sono io l'unica macchina a circolare! Eppure è proprio così, quando abbiamo fretta, noi siamo gli unici, noi i più importanti, noi con la mission impossible da compiere, questione di vita o di morte. E questo succede ovunque.
Al supermercato, quando arriviamo alle casse cerchiamo con la bava alla bocca la fila più corta. Una volta che l'abbiamo scelta, iniziamo a fissare con aria interrogativa i carrelli pieni all'inverosimile del nostro compagno di coda chiedendoci pezzo per pezzo perché ha dovuto comprare tutta quella roba e soprattutto perché proprio oggi. E quando la cassiera ovviamente chiude la cassa perché deve contare gli incassi, guardiamo in mano il nostro shampoo Fructis Capelli Liscissimi, e pensiamo che no, proprio non ne possiamo fare a meno.
Ma perché tutta questa gente invece sta in fila? Non potrebbe tornare un'altra volta??
Lo stesso in banca o alla posta. Devo fare una commissione l'anno, ci metto 5 minuti. Questo è il tempo massimo che imputo a questa semplice operazione. Non calcolo MAI il fattore "il resto del mondo"! Loro sono lì fuori. Non fanno nulla fino ad un momento prima, io ne sono convinta, appena vedono che mi avvicino ad un ufficio/negozio/sportello/casello, tac si piazzano lì fischiettando e facendo finta di avere anche loro qualcosa da fare... ma com'è possibile?
Deduco quindi da questo che il mio atteggiamento verso il mondo là fuori è impostato come una sfida.
Vale VS il resto del mondo. Invece di essere una pacifica convivenza e tolleranza. Non credo riuscirò mai a pensarla diversamente..

mercoledì 20 giugno 2007

Torture moderne

Eccola, ho pianto, frignato, mi sono lamentata, ma alla fine l'estate è arrivata. Tra l'altro domani è il 21 giugno, quindi si doveva proprio dare una regolata e piantarla lì di piovere e piovere. Ho pure tolto il piumone. Segno che non si torna più in dietro. No. Ormai si è proiettati verso il caldo, l'afa, l'umido, il piede sudato. Che bello eh? Quasi quasi ci mancavano tutte ste belle cose. E mentre sono qui seduta che scriv, mi accorgo che vivo piccole e consuete torture contemporanee. Alcune volute e scelte, altre appioppate e poi pian piano accettate. Il mio piedino di porco ad esempio. Se ne sta lì chiuso nel suo Sabò a punta quadrata mega aggressiva, ma sotto sotto ci stà la sorpesina. Perché quelli la fuori, quelli delle industrie dell'abbigliamentoesteticacalzature, non fanno mica come noi. Loro no. Loro pensano pensano e poi escogitano nuove forme di vita artificiali. Si. Come il mini calzarino, che alcuni chiamano "puntale" che tu ti metti sulla punta del tuo piede prima di infilarlo in quel forno non ventilato della tua scarpa. Peccato che d'estate il piede ti si gonfi un tantinello e passi dalla padella alla brace. Dal non essere sudato ad essere letteralmente strozzato. Tanto che se gli volgiamo dare una seconda chance, e sta sera mettere chessò un'infradito, non possiamo, perché ci è rimasto il segno a metà piede. Come se qualcuno con un macete ci avesse voluto tagliare in due nostro piccolo zampone senza gelatina. Eppure io l'ho comprato. IO. Non mi obbliga nessuno a metterlo tutte le mattine o quasi. E' una mia scelta. E a ben pensarci io sono una loro complice...
E devo dire che dopo una vita passata a pensare che la peggiore delle piaghe sociali fosse la cellulite, convinzione che mi ha portato a comprare ogni sorta di cremina, fare cose stupide tipo mini docce fredde ecc..., ho avuto una piccola soddisfazione. Sentendo alla radio una pubblicità con una suadente voce maschile che parlava di cellulite. Ma come??? Di solito le donne parlano alle donne dei loro ... problemini... E invece no. Un uomo. E per di più parlava di pancia e fianchi! Era arrivato il momento tanto atteso?! Era destinata a loro, quelli dall'altra parte della barricata, gli uomini, anzi no, i maschi. Anche loro ora presi e strapresi dalla loro forma fisica correranno alla profumeria , l'Upim o il Carrefour di fiducia a comprare la crema snellente o ancor meglio rimodellante e aspetteranno con ansia massaggiandosi giorno dopo giorno che il miracolo si compia.. Piccole torture moderne! Ecco forse inizia davvero così la parità dei sessi...

mercoledì 13 giugno 2007

Il primo amore


Una volta era una vera è propria passione. PAM. Da colpo al cuore. Maniaca della radio. Passando tutti i pomeriggi a studiare. Un po' come la canzone dei Queen " My only friend through teenage nights". Era le la mia compagna. Ho scoperto il suo mondo. Le mitiche canzoni, le grandi passioni. Allora sono passata da una all'altra, REM, Police, U2, Queen, Pearl Jam, Pink Floyd e ovviamente (ovvio per chi mi conosce) i Beatles.
Ero sempre pronta lì con la cassettina. Altro che download illegali! Appena sentivo quella breve combinazione di note , ero pronta con PLAY + REC.
Compilation su compilation, fatte a mano, molto casalinghe. Niente Ipod niente Playlist. Una canzone dietro l'altra, dal rock alla dance, Brit pop, jungle, progressive. Ruvida carrellata tra tutti i generi.
Ringrazio tanto i The Virgins col loro pezzoRadio Christiane (http://www.myspace.com/thevirginsnyc) che mi hanno fatto tornare quel brivido, quell'emozione e soprattutto quella gioia di vivere che solo la musica può dare!
Voglia di ridere e di vivere. Voglia di ascoltarmela in loop per un'ora di fila.

lunedì 11 giugno 2007

Donne e detective


Non sarete tutti dei maniaci appassionati di CSI. Lo posso anche comprendere. Però, per quei pochi veri intenditori, l'ultima puntata di CSI (Las Vegas) mi ha lasciato senza parole. Altro che suspence! Altro che thriller. Qui c'è stato un vero e proprio colpo di scena. Grissom, con la barba più curata della storia delle barbe, nell'ultima scena dell'ultimo episodio chiacchiera in vestaglia con una donna nell'intimità della sua casa. Dopo poco chi esce dal bagno? Altrettanto vestagliamente vestita? Quel cesso di Sara. Ma perchè? Perchè?? Niente. Poi i titoli di coda. E la consapevolezza che ci avevano gabbato. Grissom che si accontenta di questa donna che non ha mai visto un parrucchiere in vita sua. Io non ci credo proprio.
A questo punto sono proprio curiosa di capire com'è fatta Ms Colombo, la moglie ultracitata del nostro tenente preferito. Meglio così. Non ce la faranno mai vedere. Colombo ne parla in ogni puntata, ma alla fine a noi spettatori la completa libertà di immaginarcela come vogliamo. Un po' come la padrona di Tom & Jerry della quale vediamo solo le gambone e la sottana.
In cima alla lista però sta sempre Poirot. Lui la moglie neanche ce l'ha. D'altro canto basta e avanza lui. Fa da moglie e marito. Guanti, capelli e baffi impomatatissimi. Ascento franscese. Camminata alla Charlot. Grazie grazie Poirot.
Chiedo solo al Sig. Retequattro di lasciare la programmazione attuale e non spostarlo alle 2... le casalinghe non lo comprenderebbero!!! c'è già Beautiful a quell'ora..

venerdì 8 giugno 2007

Perchè Buona La Prima??


Vi siete chiesti perché il mio blog sia sottotitolato BUONA LA PRIMA ?
Non è certo per il programma di Ale e Franz su Italia1, anche se sono onorata che abbiano deciso di riferirsi al mio blog, sono dei cari amici!!
No. Siete fuori strada.
"Buona la prima" e la mitica espressione di Ed Wood, il più scadente regista degli anni '50 e per alcuni il peggior regista mai esistito, ma soprattuto protagonista dell'altrettanta mitica pellicola di Tim Burton.
Alla fine di ogni ripresa, poteva succedere qualunque cosa, cadere il fondale, morire l'attore, sbagliare le battute,ma lui fiducioso e soprattuto entusiasta urlava, "Buona la prima!!".
L'ho sempre stimato per questo!

Slow Food o Fatlabuna?

Già dal nome si capisce che sono due locali agli antipodi uno rispetto all'altro: uno immerso nell'atmosfera dello Slow Food, nelle stradine del centro storico della sua capitale, Bra, e l'altro arroccato in cima ad un cucuzzolo, nel verde della Valle Po ad Ostana. I nomi quindi: Boccondivino e la Velhà. Uno se la tira un po'. L'altro occitano e basta.
Ma non partiamo coi pregiudizi. E atteniamoci ai fatti.
Ultimo in ordine di tempo Il Boccondivino. Ammettiamolo. La serata era di per piovosa. In settimana tra l'altro, mercoledì, quindi anche lì non c'era la rilassatezza tipica del week end. Parcheggiamo in piazza e ci incamminiamo in via Mendicità Istruita, nome che suscita in me non pochi interrogativi, tutt'ora irrisolti.
Arriviamo nel cortiletto interno e saliamo le scale che portano nelle varie salette del locale. Strano. E' mercoledì sera, piove, ma il locale è pieno. Buon segno! Abbiamo prenotato e premetto che l'idea di venire proprio qui ci arriva dalla guida il Gambero Rozzo, che ne declamava piatti e gestori.
Ci fanno accomodare in una saletta, ci sediamo. La fame non è moltissima e decidiamo di concentrarci su pochi piatti, scelti con cura. Per cui io mi lascio tentare dal Tonno di cappone, la curiosità ha la meglio su di me, e dai Tajarin al sugo di salsiccia, mentre Simone si butta su un classico piemontese. Battuta al coltello, salsiccia cruda e lardo. E, al posto del primo, una degustazione di formaggi. Tutto annaffiato con bicchieri di Dolcetto.

Guardandoci intorno, nella breve attesa, ci accorgiamo che forse siamo capitati proprio in una serata a tema... Dietro Simone due ragazzi chiacchieraano amabilmente tra una portata e l'altra, dietro di me arriva un'altra coppia e guardando meglio siamo l'unica coppia etero. Premetto che sul Gambero Rozzo non si accennava in alcun modo alle serate gay, comunque volenti o nolenti ci siamo finiti dentro. Per fortuna, quando ci portano gli antipasti, entra un'altra coppia etero. Almeno se non c'era la parità dei sessi, stava arrivando la cavalleria.

Ci portano questi due piatti meravigliosi. Il tonno di cappone è un adagiato su un largo piatto da portata: "sfilacci" di carne di cappone su una base di insalata mista condita con aceto balsamico. L'antipasto di carne era invece un classico tris, la carne èfreschissima e saporita. Nulla ètroppo salato.
Poi il mio primo. Ottimo, tajarin con un ragù di salsiccia, sanno quasi di casa. Davvero buoni, ovviamente fatti a mano. Intanto portano anche il piatto di formaggi. In realtà mi aspettavo che se ne arrivassero con il carrello, fa molta scena, ma almeno c'è tanta scelta e si mangia solo quello che si decide. Forse qui l'avevano impostata più sull'idea della degustazione. Ottimi davvero, buona la scelta comuqnue. Atmosfera rilassata e rustica, perfetta per la serata piovosa.

Giornata un po' piovosetta, ma ultimamente non fa testo, anche quella che ci ha accompagnato sulle cime della Valle Po e precisamente ad Ostana. In questo caso il posto è stato scelto per caso, anzi per fame! Da dire che se da fuori non ci dava alcun indizio, dentro l'atmosfera casalinga ci ha conquistato. Da mangiare poche cose, ma tutte buone. Antipasti: salumi e tomini con acciughe. Assolutamente delizioso. Per primo tagliolini fatti in casa, freschi freschi. Lasciati ad asciugare sul tavolo nell'ingresso come fanno le brave massaie. A scelta il condimento: sugo di salsiccia (direi che è il suo momento!) e sugo panna e funghi. Saltiamo a pie pari il secondo per tuffarci nel dolce, la torta margherita, semplice semplice. Senza neanche i soliti schizzetti un po' novelle cousine e un po' arte post moderna. Ma torta, pura e semplice, con lo zucchero a velo. Come non rimanerne conquistati?

L'Osteria del Boccondivino BRA (CN) - Via Mendicità, 14 Tel.: 0172.425674 Chiuso domenica e lunedì

La Velhà Frazione San Bernardo 7 - Ostana

PS: per i lettori non piemontesi (tra i quali potrei essere anche io) Fatlabuna significa Fattelabuona