giovedì 7 giugno 2007

Maltempo


Ok. Sono meteoropatica. E allora? Perchè vergognarsene? In fondo mi sembra normale. Fa bello sono contenta. Piove da 6 mesi mi taglio le vene. Ok lo so che non piove da sei mesi. Lo so anche che la pioggia serve, storie di ecosistemi, l'agricoltura si prende bene. Le pannocchie tra loro se la ridono. Le rane si fanno l'occhiolino e le lumache sbavano più del solito. Ma io no. Non sto facendo l'occhiolino e non sbavo per niente. Sto aspettando che smetta di piovere. Basta evitare le pozzanghere. Basta bagnarsi i piedi. Basta avere dei capelli così crespi ma così crespi che la gente mi guarda e gira la testa dall'altra parte. Voglio che torni il sole. Che poi è tutta colpa dei maledetti meteorologi che in pratica ci hanno convinto e straconvinto che sta per ritornare l'era del gran caldo. I ghiacci si sciolgono. Venezia chi la vedrà mai più. D'estate niente più sci sui ghiacciai. D'inverno niente più sci perchè non nevica più. L'acqua diventerà un bene prezioso. Basta sprecare l'acqua, ce ne sarà sempre di meno. Arido arido arido. Quando finisce il servizio al telegiornale si corre subito a farsi una doccia e si beve direttamente dalla caraffa dell'acqua. Così se dovesse arrivare subito l'era-arida noi almeno l'ultimo sfizio ce lo siamo tolto. Comunque quando ormai ci eravamo tutti abituati al riscaldamento planetario, inizia a piovere. Piove oggi. Piove domani. Ora non è per essere pessimisti più del dovuto. Ma piove anche dopodomani. E quando i tuoi passatempi preferiti sono correre e andare in moto e sei per di più meteoropatica con una pettinatura che non andrà mai di moda. Ecco il sorriso proprio non riesco a farmelo venire. Un po' come nella scena di Nikita, in cui la signora che le deve rifare il look le spiega che un bel sorriso è meglio di tante risposte. E lei cerca disperatamente di storcere all'insu gli angoli della bocca.. senza alcun risultato..

giovedì 24 maggio 2007

Orfeo e Euridice


Che non avesse molto senso l'ho sempre pensato. Ce l'aveva quasi fatta, l'aveva portata in salvo, ma proprio all'ultimo ha ceduto. Non ce la faceva più, doveva assolutamente vederla. E si è girato.
Caro Orfeo. Mi sono sempre chiesta perché, per tanti anni. Perché dopo aver smosso mari e monti, convinto tutti proprio tutti. Da Caronte allo Stige, dopo aver commosso il re degli Inferi per andare a riprendere la tua Euridice. Perché quando ormai ce l'avevi fatta avessi tradito quell'unica condizione che ti era stata posta. Non girarti a guardarla fino a che non foste usciti dal buio del mondo dei morti. Arrivato lì, tu che l'avevi desiderata e amata, l'avevi alle spalle, sentivi il suo respiro e il suo profumo, arrivato alla soglia, ti sei girato. E lei è sparita. Come un sogno quando ci si sveglia la mattina.
Eppure è andata così. Il troppo sentimento ti ha fatto essere impaziente. Non hai più resistito. Il cuore ha preso il sopravvento sulla tua mente e l'hai voluta guardare. Dopo tanto tempo. Almeno per un breve istante.
Ora ti capisco Orfeo. Dopo tanto tempo passato a chidermi per quale motivo lo avessi fatto. Ora ti posso comprendere. E mi dispiace averti giudicato male. Ho capito che la causa di tutto era proprio quel sentimento. Lo stesso che metti nella tua musica. Non fosse così grande e così bello, non ti avrebbe reso quello che sei. Anche se ha determinato il tuo destino di grande innamorato.

lunedì 21 maggio 2007

Mousse au chocolat


C'è chi si può fermare al suo nome, già di per se invitante. Quando arriva la cameriera, con il suo bellissimo accento francese e ti elenca in mezzo a tutti gli altri dolci del menù, l'unico che tu aspetti di sentire. Proprio lui. Mousse ou chocolat. Già le orecchie sono appagate. Quindi a volte basta fermarsi al nome. Ma poi quando arriva nella sua coppetta di vetro o ancor meglio nel piccolo coccio scuro, fresca e con un piccolo o lungo cucchiaino, la magia è quasi compiuta. Si. Il cucchiaino è già dentro. Ha rotto la sua piccola crosticina e si è infilato nella spumosa mousse al profumo di cioccolato. Un sapore indescrivibile. Ma soprattutto il ricordo. Ricordo di me bambina. Seduta con la mia famiglia in un bar o in un ristorante, durante una bella sera di vacanza francese. Poteva cambiare la mia età, cambiava il piccolo paesino del sud francese. Cambiavano i dehors, le cameriere, i menù. Ma lei c'era sempre. Mousse au chocolat. Ricordo di insegne di ferro battuto che scricchiolano al vento, di profumi di spezie, di gioia. Non c'era il senso del tempo. Non c'era il domani. Perché nella vacanza, per di più di bambino, oggi ieri e domani sono la stessa cosa. Ma una sera, seduta in quel piccolo ristorante, con le gambe che penzolano e non raggiungono terra. Non c'era bisogno di conoscere il francese per capire quella piccola frase di delizia. E oggi come vent'anni fa, quando la cameriera arriva e me la porta, sento ancora tutte quelle cose messe insieme. E non c'è pranzo francese nel quale io possa rinunciarle.

giovedì 19 aprile 2007

Leggere


Leggendo un libro, scorrendo le pagine iniziali, si ha l'impressione di entrare in un luogo nuovo, dai contorni sfumati e poco definiti. Si viene a contatto con i personaggi che abitano quel piccolo universo. Parola dopo parola ecco che si abbozza un volto, un colore, un carattere. Un fisico, una personalità. Ecco spuntare un paio di occhi e con sotto il loro naso, una sfumatura di capelli, un modo di fare. Diventano persone, a volte amici coi quali vogliamo condividere dei momenti, viverli attraverso le loro vite. Immaginiamo come potrebbero affrontare una situazione, molto spesso ci deludono, ancora più spesso ci sorprendono. Con qualità che hanno e che noi non abbiamo. O con occasioni che si lasciano sfuggire. Immedesimati e impersonati in loro passiamo a volo di uccello sulle parole, neanche leggendole, scorrendole solo con gli occhi. Sempre più veloce per capire il prima possibile cos'è successo e ancor di più cosa sta per succedere e cosa sta per succedergli. Chiudiamo poi il libro. E nella pausa che ci separa dalla prossima lettura, loro sono lì sospesi. Ma sempre nei nostri pensieri, immaginiamo cosa gli possa ancora accadere e ci rattristiamo per loro, sperando sempre che nel succedersi del racconto la fortuna volga dalla loro parte. Riapriamo poi finalmente, con una certa impazienza, il libro. Cerchiamo in fretta il punto esatto in cui eravamo rimasti. A volte tornando indietro di qualche riga, per sprofondarsi di nuovo da cima a fondo, da capo a piedi in quell'ambiente, in quella città, in quella conversazione. Ripartiamo di nuovo via veloci. Fino ad arrivare alle pagine finali. Il libro, anche se lungo, man mano che lo abbiamo letto, si è esaurito. Ed è con malinconia che pensiamo che quel mondo ci sta "cacciando fuori". Contiamo quante pagine mancano. Una due tre quattro cinque. E rallentiamo un po' il ritmo per allungare il piacere il più possibile. Le parole tornano a definirsi una dopo l'altra. Ci consentiamo il lusso di rileggere se qualcosa ci è sfuggito. E poi, immancabilmente, arriviamo all'ultimo paragrafo. Dopo la pagina finisce. Al testo si sussegue il bianco. Ci sentiamo un po' abbandonati. Con loro che continuano per la loro strada, compiendo azioni di cui non sapremo mai niente e che possiamo solo immaginare. Chiudiamo infine la copertina. E guardiamo in alto verso la libreria. Cercando tra i titoli il nostro prossimo. Pensando che non sarà mai come quest'ultimo. Succede anche di rileggerlo da capo. Succede anche di non finirlo. Di lasciare lì le ultime pagine. Come un conto aperto che non si vuole saldare. Voi rimanete lì con le vostre vite, ma non siete voi a lasciare me, ma io a prendermi una pausa da voi. Allora vi saluto Natasha e Nikolai.

mercoledì 11 aprile 2007

Magica Verona!




Non ho ancora scaricato la miriade di foto che ho fatto a Verona.
E non me le sono neanche riguardate maniacalmente alla veloce, come faccio di solito per vedere se ce l'ho fatta ad accaparrarmi un buon ricordo.
O almeno qualcosa che renda un minimo l'idea della meraviglia di questa città di cui mi sono assolutamente innamorata.
Più di ogni altra. Colpo di fulmine in pieno. E non è per l'Arena.
E neanche per le solite attrazioni artistico/architettoniche/turistiche.
Ma proprio per Verona in sè. In quello che mi ha fatto capire dalle sue vie, dai meravigliosi scorci, dal silenzio durante la notte e il chiasso durante il giorno. Il traffico mai caotico. Il parcheggio che si trova sempre. Ma soprattutto per l'aria che si respira. Per i negozietti nelle viuzze, dove trovi quello che non ti saresti aspettato. Un oggetto, un vestito. Un tessuto. Solo lì li ho visti. E so che ora che sono tornata, non ne troverò di simili.

Le bottegucce che vendono vino e assaggi.
I negozi di antiquariato e arredi, come quelli della strada sotto riva. Una viuzza con un porticato basso basso con le volte in legno.
La cancellata che riproduce il movimento dell'Adige vicino all'arca scaligera di Calgrande.
La tetta smunta e lucida di Giulietta, che non ha mai un attimo di privacy.. chissà a Romeo come gli rode. Dopo tutto lo sbattimento.
E poi Piazza Erbe con tutte le sue bancherelle per turisti, con i magnifici palazzi affrescati. Il ristorante con i mille crostini, ognuno con un abbinamento e un sapore diverso, reso ancora più buono da una giornata meravigliosa di sole terso e la compagnia migliore che si potesse chiedere.
La statua di piazza dei signori, non quella di Dante. Ma quella che raffigura un uomo con un globo in mano. E solo al passaggio di un uomo giusto il globo sciovolerà via dalla mano e cadrà a terra.
Verona è piena di queste leggende a grazie mille alla nostra Virigilio-Anna che ci ha portato nel cuore vero e pulsante della città per farcela conoscere da veronesi e no da turisti!


venerdì 6 aprile 2007

L'ultima neve


Ultima istantanea del Jervis qui sopra (Val Pellice) e qui sotto del Selleries (Val Chisone).



I due rifugi hanno la webcam. Così possiamo sbirciare a quota over 1000 mt cosa accade mentre qui mastichiamo un po' di sano smog!
Qui di seguito il link:
http://www.basedue.com/site/sol_webcam.html

giovedì 22 marzo 2007

A due amici


Non se invidiarvi, ma sicuramente vi ammiro. Avete preso una decisione sicuramente coraggiosa. A cui tutti forse prima o poi abbiamo pensato. Ma poi per le varie conseguenze e per la paura di andare in contro a qualcosa di ignoto, allontanandosi dagli affetti, anche magari per il timore di abbandonare tutto per poi fallire, abbiamo rinunciato.
E' certo una bella responsabilità e per noi che rimaniamo un po' un dispiacere. Ma da veri amici, non possiamo che augurarvi ogni fortuna, anche se nel nostro piccolo egoismo non vorremmo lasciarvi andare. E privarci della vostra compagnia. Anche se magari negli ultimi anni ci vedevamo meno, ma sempre con lo stesso grandissimo affetto.
Almeno una promessa però, di non dimenticarci! Questo proprio ce lo dovete e noi lo dobbiamo a voi. Abbiamo un mare di ricordi insieme e a volte nei ricordi in cui non ci siete, vi inseriamo comunque in automatico. Perché siete una presenza costante in quasi tutti gli anni della mia vita.
Non abbiate paura di sbagliare perché siete troppo in gamba. Non vi sottovalutate perché avete le capacità di riuscire in ogni cosa.
L'idea di immaginarvi al tramonto sempre insieme in riva al mare però mi consola, è un'idea in cui vi vedo sempre e comunque felici. Perché ovunque andiate se siete insieme avete già tutto quello di cui c'è bisogno.
Sono ansiosa già ora di sentire le vostre notizie. Cosa avete trovato, chi avete conosciuto, com'è cambiata la vostra vita. Non che debba cambiare per forza. Certo però che qualche cambiamento ci sarà. Io ho sempre tanta paura dei grossi cambiamenti, spero che voi non ne abbiate. Anche se avete già dimostrato fegato da vendere! Un abbraccio lungo lungo ai miei due amici.

martedì 20 marzo 2007

La vogue di marzo


Solo belle notizie nel mese di marzo. Prima fra tutte quella che aspettavo da un anno e mezzo e che attendevo con grande ansia. Perchè il destino riserva delle sorpese a volte, che noi non ci aspettiamo. E forse con scarsa fiducia questa volta mi aspettavo davvero il peggio anche se mi auguravo con tutta me stessa che invece l'incubo sarebbe finito.
E' arrivato marzo. Sapevamo che proprio agli inizi la notizia bello o brutta che fosse, sarebbe arrivata. E la aspettavamo... E invece, lei, pacifica come il sole, ci dice: sono guarita! Brava. Te lo meritavi.
Tanto questa è comunque sia la notizia più bella dell'anno. Qualunque altra possa arrivare! Non voglio sminuire nessun'altro. Non è questione di affetto, di legami. E' che quando la vita è sempre (almeno da qualche anno a questa parte) una storia meravigliosa, quando arriva qualcuno a svegliarti, a dirti "ecco la realtà è questa, smettila di sognare" allora si va davvero giù. Più in basso di quanto non ci si aspettasse. Ed è brutto scoprirsi meno forti di quanto non si fose convinti di essere. E riscoprirsi sempre più deboli giorno dopo giorno.
Ora ho tirato il fiato e ricomincio, anzi ricominciamo, a guardare avanti. Verso l'orizzionte. E ci chiediamo che cosa altro porterà.
Quindi Marzo. Con le sue notizie meravigliose. Come una margherita che ha solo Mama e nenache un Nonmama.
E' l'altro petalo meraviglioso. Il mio "altro" che trova la sua strada. Che imbocca il suo cammino. Che ricomincia a respirare e vivere. Sognare no. Quello lo faceva già prima. Probabilmente ora inizierà direttamente a volare. A spiegare le ali ( Take these broken wings and learn to fly.. all your life, you were only waiting for this moment to arise). Troverà anche lui la sua strada. Tante incognite ancora da definire. Questo è vero. Ma la vita è anche questo. Una sfida continua. Uno stimolo a migliorarsi. Superare i propri limiti. Come abbandonare il luoghi di sempre e ricominciare da un'altra parte.

venerdì 16 marzo 2007

Inverno/Primavera


Lasciato alle spalle l'inverno, è arrivata ammantata di tutta la sua bellezza la primavera. Solo a pensare alle due stagioni, l'inverno fa venire in mente vetri della macchina appannati, luci della città di notte e calzini di lana. La primavera è invece allegria e voglia di vivere, aria tiepida tra i capelli e pantaloni corti. Voglia di viaggiare e viaggiare ancora. Voglia di vedere posti nuovi. di rivedere luoghi in cui siamo già stati, ma dove torniamo sempre volentieri. Voglia di vedere il sorriso dei nostri amici. Di stare sempre fuori di casa. Di correre, di vivere, di scoprire. Voglia di crescere. Come un albero che mette fuori ogni anno dei nuovi getti, che poi diventano splendidi fiori. Quest'anno i fiori li faccio rosa, e li faccio prima. Quest'anno voglio tanta erba, sotto cui poggiare le mie radici. Voglio vento. Voglio caldo. Voglio mare. Voglio anche l'estate, che faccia tanto caldo da rimpiangere l'inverno. Tanto caldo da sognare in segreto una maglia di lana spessa e la coperta sui piedi. Voglio immergermi e vedere cose nuove. Asciugarmi sul bagnasciuga per ore, con i piedi ancora nell'acqua. Andare sott'acqua con il naso tappato e aprire gli occhi che si riempono di sale. Correre sulla sabbia bollente e buttarmi a pancia in giù col fiatone sull'asciugamano caldo di sole.

martedì 6 marzo 2007

Lardo che passione


Alla faccia di qualunque tipo di dieta, io dichiaro LARDO CHE PASSIONE!!
Se ci penso mi viene la lacrimuccia.. E quale posto migliore per Arnad (AO) per assaggiarlo?
Diciamo pure che all’interno della tipica Merenda Valdostana il lardo rappresenta solo una delle punte di diamante. Dopo aver ordinato, il tempo di guardarsi intorno e arrivano schiere di cameriere che portano su di un tavolo 80 x 80 quantitativi inimmaginabili di bontà. (Si forse la verità è stata un po’ fusa con fantasia e acquolina..) A parte il lardo buono, tenero, con un leggero sapore di aglio.. Anche la moccetta sapeva difendersi, tra sanguinaccio e salami vari. E poi castagne bollite col burro. Sarde in carpione. Giardiniera (che ho assaggiato sotto tortura). Tomini in salsa verde, leggermente diversi dai piemontesi, ma comunque buoni e soprattutto in grado di lasciare quell’arsura che ti abbandona solo dopo una buona notte di sonno.
Quando pensavo di aver appagato i miei sensi sono arrivati i formaggi... La fontina prima di tutti! Poi uno strano mix che credo fosse ricotta, cumino (che non mi fa impazzire) e paprika. Senza contare il companatico di lusso: polenta rustica fritta e patate bollite. Che meraviglia. Il tutto condito da una giornata di primavera in pieno inverno e da un bel giro in moto.