mercoledì 29 agosto 2007

Buoni propositi

Siamo tutti armati di buoni propostiti, anzi ottimi. Una volta tornati dalle vacanze, dopo aver a lungo riflettuto su ciò che ci piace o meno di noi stessi, delle nostre vite, del nostro lavoro. Ci armiamo di buona volontà e iniziamo a vedere la nostra vita sotto una luce diversa.
Succede un po' come quando, appena rientrati a casa dalla vacanza, la si vede diversa. Come se la guardassimo per la prima volta. Ho notato che a seconda della vacanza la casa sembra più grande o più piccola, più bella o più brutta di quando l'abbiamo lasciata solo 15 giorni prima. Se siamo tornati ottimisti è soddisfatti (come nel mio caso quest'anno), allora la vediamo grande, spaziosa e arredata davvero con buon gusto. Ma può anche capitare di girare la chiave nella serratura, aprire la porta e di ritrovarsi nella caverna dell'uomo di Neardental. Stessa cosa quando si riprendono pigramente un po' tutte le abitudini che avevamo accantonato. Si riprende ad uscire con gli amici, a guardare la tv in modo ossessivo compulsivo, a riprendere il rapporto di osmosi con il divano. Dentro di noi però un processo è in atto. Le nostre menti un po' nevrotiche e schizofreniche, hanno avuto il tempo di rilassarsi e di pensare. Abbiamo analizzato le nostre esistenze e visto quali sono le cose che non ci piacciono. Siamo una villa in campagna o la grotta dell'uomo con la clava e il perizoma di pelle? Allora armati di ottime intenzioni iniziamo a riorganizzarci la vita. Saremo migliori, più ordinati e meno dispersivi. In casa ci daremo più da fare e al lavoro meriteremo una stella al merito. Se il lavoro non ci piace, ci mettiamo subito alla ricerca di uno nuovo. Se il nostro fisico non ha superato neanche gli esami di recupero della prova costume, ci rimetteremo a dieta (si perchè durante le vacanze è obbligatorio metterla in pausa) e faremo tanto tanto sport. Il nostro guardaroba diventerà il più fashon possibile, andremo dal parrucchiere e dall'estetista.
Io so già che tra una settimana, languirò in ufficio immersa da cartacce, pacchetti di crackers vuoti, con le briciole che mi si attaccano ai gomiti e la gobba di Giacomo Leopardi, pensando in modo machiavellico (parola preferita dall'oroscopo del Tg5) a quali regali fare a Natale. Tutti i buoni propositi? Puf! Spariti! E cosa pensavate?

giovedì 2 agosto 2007

Vacanza sogno


Andare in vacanza è un po’ come realizzare in un unico momento tutti i nostri sogni. Guardiamo il planisfero, se siamo fortunati, o anche solo l’area dell’Europa e del Mediterraneo, e in base ai nostri umori, le nostre aspirazioni, i nostri interessi, puntiamo il nostro indice verso una nazione, una capitale un itinerario. Una volta scelta la meta la magia è compiuta. Si inizia a fantasticare. Perché andare in vacanza non è una questione che riguarda solo la settimana, il week end o il periodo in cui le nostre ossa escono dalla soglia di casa dotate di bagaglio. Andare in vacanza è anche una faccenda fatta di preparativi e aspettative.
Comprare la guida delle vacanze, leggerla tutta senza capire niente, poi rileggerla di nuovo con più attenzione. Soffermandosi sui punti di interesse che siano paesaggi o città. Grandi laghi o piazze colorate da bancherelle. Leggere ci proietta magicamente in quel posto. Vediamo noi stessi vestiti da turisti, armati di macchina fotografica, mappa e zainetto intenti a cercare quel luogo così ben descritto nelle poche righe che ci hanno solleticato la fantasia.
Mille i preparativi. Girovagare per i negozietti alla ricerca di abbigliamento da vacanza. Perché quello che usiamo tutti gli altri giorni ovviamente non va bene. Allora spuntano cappelli, sandali, magiche creme solari, costumi, parei, pantaloncini da giovane archeologo alle soglie di un deserto.
Man mano che si avvicina la data della partenza diventa tutto sempre più frenetico. Mille domande affollano la nostra testolina: avrò i documenti a posto? O la mia carta d’identità scade appena passata la frontiera? Che valuta troverò? Ci saranno i bancomat o usano ancora il baratto? Si perché ormai la cosiddetta area euro ci ha abituato così bene che pensiamo che ovunque esistano solo i nostri euro, mentre prima eravamo abituati a pagare in franchi anche solo per fare un salto al mare. Una volta che ci siamo fatti una ragione che il mondo non è la Comunità Europea, dobbiamo capire quanto vale l’altra moneta e come semplificarci i calcoli per non farci truffare dal primo venditore di collanine che ci abborda sulla spiaggia. Convincersi che non è necessario portarsi una mazzetta con tutti i nostri risparmi per paura di rimanere senza contanti, è un altro passo molto importante da compiere. Ed infine fare la lista di cosa portarsi e cosa no. Ma soprattutto di cosa sì. Già solo pensare di fare la lista ci fa sentire meglio. Un po’ quella sensazione che si prova quando si pensa di mettersi a dieta o ancor più quando si pensa che di lì a poco faremo sport. Siamo talmente soddisfatti da questo pensiero, che poi alla fine non facciamo la dieta, non facciamo sport, e tanto meno facciamo la lista dei bagagli. Ma ci sentiamo molto molto molto meglio.
Ora vi lascio, forse è meglio che faccia la maledetta lista. Ma ancora solo un attimo… per augurare buone vacanze a tutti!

lunedì 23 luglio 2007

Erba e formaggio

Lo so cosa sta pensando il mio lettore medio. E cioè, questa ha proprio un chiodo fisso: il cibo. Non me la sento assolutamente di smentire. Però vale la pena di sentire questa storia che ricorda un po Heidi, con le sue gote rosse e con una capretta in braccio (chissà che odore...) e un po' la fiaba di Hansel e Gretel, nella fattispecie quando si entra nella cucina della strega.

Ma partiamo dagli esordi, dai prodromi. Domenica, giornata meravigliosa. Cielo limpido e blu. Non azzurro o celeste, proprio blu. Di quel blu che quando vai in montagna ti sembra di poter toccare il cielo con un dito. Un blu che contrasta con il verde delle montagne e con le cime un po' brulle, ma non più innevate. Il vento ha spazzato via ogni ombra di nuvola, continua a soffiare forte e ti fa illudere che finché ci sarà lui nessuna perturbazione improvvisa ti potrà sorprendere. Peggio di ogni altra cosa la nebbia, che ti porta da 30 gradi a 15 e ti fa perdere la via della meta e quella di casa. Ma non è questo il caso. Niente nebbia, niente nuvole. Il blu più profondo.

La giornata si preannuncia fin da subito impegnativa, quando all'inizio della passeggiata leggiamo un cartello in legno, bello massiccio, che recita: Bric Boucie 4.40 h.. Ovvero cammina fin che ne hai e poi quando hai finito continua ancora per un bel bel po'. A tirare su il morale, il panorama magnifico. Arrivati al suddetto Bric, si gode un panorama mozzafiato. Sembra di essere sul balcone del mondo e guardare giù i poveri mortali. Ma morti eravamo noi, dopo quattro ore di passeggiata! Il sole ripaga di ogni sforzo, e con gli interessi. Bruciata anche questa volta. Bruciante dover ammettere alla propria mamma di aver usato a quasi 3000 metri la protezione n. 2 e sentirsi rimproverare come quando avevo 2 anni...

La discesa dura un paio di orette, ma ad aspettarci al Pian della Crosennetta, un alpeggio. I maiali si rotolano soddisfatti e noi li guardiamo immaginando: noi, loro, uno spiedo. Poco oltre, l'agriturismo. La Porziuncola. Non ci siamo fermati che per un breve caffè. A pochi metri in linea d'aria una casetta di pietre con tetto in lose. Tipica costruzione valligiana. Entrando sembra di essere nell'antro dello stregone. Il tetto bassissimo. Ad illuminare il locale solo una misera lampada che fa luce solo sul tavolo. Rischiara a tratti la luce del sole che filtra dal tetto sconnesso e costruito solo da travi e lose. A destra sinistra e ovunque, oggetti di ogni tipo. Dai pintoni, ai paioli e anche una piccola discarica lì in bella vista. Manca il focolare, questo si. Ma ad aprire il cuore sulla sinistra, dietro la porta d'ingresso una piccola serie di ricotte appese ad asciugare, lungo il muro. E nella profondità di campo l'altra porta lascia intravedere grandi e piccole tome che riposano e aspettano solo noi per uscirsene dal buio. Per pesare il formaggio il bergè tira fuori una vecchia bilancia col piatto e il contrappeso. Anche se pesa un po' di più o un po' di meno, non importa. E' quasi un peccato doversi allontanare da un posto dove il tempo sembra essersi fermato. Dove la fretta non esiste. Dove il rapporto umano conta più di ogni altra cosa.


mercoledì 18 luglio 2007

I love camping!


O lo ami o lo odi. Non ci sono vie di mezzo. Devo dire che capisco benissimo chi lo odia. Ha tutte le buone ragioni. La coda ai bagni e ancor peggio alle docce. Lavare i piatti nelle aree comuni barcamenandosi tra gli avanzi di cibo del tuo vicino di piazzola. Piedi puliti mai. Insomma più che comprensibile.
Ma chi ama il camping lo ama anche per questo. Perchè tutto quello che è campeggio è libertà. E devo ammetterlo. I love camping! Adoro tutto di lui. Perchè la libertà è in ogni suo aspetto. Non si prenota e si va via quando si vuole. Tanto stai tanto paghi. Adoro quando si arriva alla reception. Magari stanchi e accaldati. Seguendo per chilometri l'insegna del camping Tal-dei-tali. Sperando che non sia un luogo di orrore e disperazione abbandonato da dio e dagli uomini. Arrivi allora alla reception. E ti guardi intorno. Le stelle intano. Dalle 3 in su c'è la carta igienica nei bagni. Fatto questo da non sottovalutare mai. Poi i più sgamati ti tirano fuori la mappa con le piazzole e ti spiegano dov'è la tua. Di solito l'ultima in fondo. Lontana anni luce dai bagni. Sai... di notte quando ti prende il bisogno.. Allora provi a trattare per fartene dare una più vicina e spesso ci riesci. Poi esci. E cerchi la grande protagonista: la piazzola. Come sarà? Piccola, grande? E i vicini? I meravigliosi vecchietti sempre pronti ad aiutarti o la famiglia con sei bambini e due cani? Si parcheggia e poi via! Si monta. Se è la prima di una lunga serie di montaggi, allora bisogna riprendere confidenza. Ritrovare i gesti abituali. Mettere su la base, tirare i bastoncini, mettere la copertura. Decidere l'entrata anteriore e quella posteriore, piazzare i materassini e sopra i sacchi a pelo. Tutto Ferrino ovviamente! Un po' di campanilismo all'estero ci vuole sempre. Specie in Francia, dove regna sovrano Decathlon e la Quechua. Poi via alle mini sedie e il mini tavolo. Stanco, ti siedi e ti guardi intorno. Già ti senti in vacanza. Un po' d'aria smuove la calura. Devi ancora stendere il filo del bucato e scaricare le valige dalla moto, ma si puo' aspettare. Anche se hai bisogno, prima di tutto, di una lunghissima doccia. Allora via. Ciabatte, asciugamano e docciaschiuma. Si esplorano i bagni. Punto spesso debole del nostro campingmondo. Voto 10 alle docce con tanti ripiani. Voto 0 ai campeggi senza carta igienica. Piuttosto fateci pagare di più ma quella non deve mai mancare!
L'atmosfera camping è fatta tutta di rilassatezze, del giocare a carte per ore, del cucinare a qualsiasi ora del giorno, girare sempre in ciabatte. Leggere e ancora leggere. In tutte le posizioni e con tutte le condizioni di luce.
Campeggio: aspettaci! Stiamo arrivando...

martedì 10 luglio 2007

Radici

Se mi facessero quel giochetto semi psicologico di abbinare una data parola alla prima che mi viene in mente, alla parola radici mi verrebbe in mente Kunta Kinte e le sue grandi narici. Forse questo dovrebbe farmi pensare. Farmi riflettere.
Ho sempre invidiato le persone che hanno delle solide radici piantate in un preciso territorio. Quelli che hanno gli zii, i cugini, i genitori, i nonni, che appartengono tutti ad una stessa città o quanto meno ad una stessa regione. Perché questo dovrebbe dar loro un particolare legame con il territorio, la sua geografia, i nomi dei luoghi. Quella montagna là si chiama, quello è il colle tal dei tali. Oppure in questa frazione mi zio... Mio nonno ha venduto quella casa. Una volta la mia famiglia abitava lì. Ecco forse questo mi è sempre un po' mancato.
L'amore per il territorio e per questa regione c'è, senza ombra di dubbio. Ma mi manca l'appartenenza. L'idea che sangue e terra siano legate in modo indissolubile. Anche se magari è solo un'illusione. Non è detto che per tutti sia lo stesso. Ma avere le proprie radici in parti d'Italia in cui non vado mai, mi dà un po' di instabilità. Dire: questa è la mia regione, questi i miei piatti tipici, questo il mio dialetto. Alla fine a me rimane un pugliese imbastardito, una totale incomprensione del romagnolo e un patetico tentativo di parlata piemontese. Perché alla fine il dialetto fa parte di quello che uno è e pensa di essere. Mescolando insieme tutte queste lingue, non ne viene fuori una sana. Non mi resta quindi che il puro Italiano. Unica ancora di salvezza.
Allora come si può fare dopo quasi trent'anni passati in un posto a sentirsene veramente parte integrante?
E' una domanda alla quale oggi non so rispondere e magari nemmeno domani.
Vorrei sapere cosa passa per la mente di un immigrato, anche solo dal nord al sud, da una città all'altra. Cosa gli passa per la testa, quali diventano i suoi punti di riferimento. Che cosa fa diventare un luogo o delle persone man mano famigliari. Che cosa fa diventare un alloggio la tua casa. Una città la tua città.
Probabilmente non apparteniamo a nessun posto in particolare ed è solo la nostra forma mentale a permetterci o no di attaccarci ad una catena di montagne o al profilo di una scogliera.
Spero che i miei amici che vanno in Francia non si sentano troppo spaesati, almeno all'inizio, poi passerà. Sappiano che qui sempre e comunque per loro c'è casa.

venerdì 6 luglio 2007

Deserto freddo



Ormai ci hanno convinto. Siamo nell'era del consumismo. Da anni ormai. Compriamo, usiamo, buttiamo. O ancor meglio, accumuliamo. Di qualsiasi cosa abbiamo dei doppioni. Mille borse, mille scarpe, mille occhiali da sole. Appena hanno un minimo difetto, eccoci pronti a cogliere la palla al balzo e buttare via.
Il cellulare ha la batteria che si scarica troppo presto? Non vedevamo l'ora! Alziamo lo sguardo al cielo e gli strizziamo l'occhio. Anziché comprare la batteria, buttiamo via il vecchio catorcio e ne prendiamo un nuovo. E avanti così un po' per tutto.
Come piccoli ghiri in vista del letargo o formichine nel loro menage quotidiano e anticicala, accumuliamo. Accumuliamo e ancora accumuliamo. Tanto che quando poi ci tocca fare il trasloco, capiamo che forse abbiamo un tantino esagerato ad affastellare tutte quelle cose senza le quali saremmo morti in preda ad una crisi di pianto. Poi ce ne facciamo una ragione e con una certa soddisfazione buttiamo di nuovo via tutto. Perchè sappiamo che solo in questo modo il processo riparte da capo. Un po' come tagliarsi i capelli a zero per rinforzarli, non so se mi spiego.
Solo un'isola dorata si salva. Nel silenzio della sua camera. Con la luce spenta. Quando la porta si apre, tutto dentro si illumina. E davanti a noi, il vuoto più assoluto. Com'è possibile che lì il processo non si sia attivato? Non c'è alcun segno di accumuli di materiale inutile. Tutto ha assolto alla sua funzione. Ogni cosa è stata ottimizzata. L'ergonomia ha raggiunto l'apice di potenza. Tutti gli abbinamenti possibili sono stati fatti.
Ma ora, il frigo è vuoto. Spostiamo frettolosamente il porta uovo vuoto, rimane solo il porta formaggi (con dentro le Sottilette, almeno loro...) e il porta burro. Ma non è che possiamo metterci lì a sgranocchiare burro e sottilette. Apriamo frettolosamente il vano delle verdure e anche li lo stesso deserto. Passiamo di livello. Andiamo al piano di sopra e spalanchiamo il freezer. Dentro. Due serie di vaschette per il ghiaccio, del minestrone, ovviamente già aperto, una scatola semivuota di piselli e tanto tanto tanto ghiaccio alle pareti. Con tutto quel ghiaccio, il freezer sembra quasi pieno!
Piccolo deserto freddo, d'estate fa quasi piacere.

martedì 3 luglio 2007

Guide & co.


Ormai non si sa più di cosa scrivere. Le librerie sono affollate di ogni sorta di libro e specialmente negli ultimi anni il genere delle “Guide” ha preso il sopravvento. Troviamo guide su ogni genere di argomento. Ora non dico che alcune non siano interessanti e utili, come le classiche guide turistiche o quelle che ti fanno diventare in 50 pagine un mago di Photoshop/Autocad o che addirittura ti trasformano in un esperto giurista in un batter d’occhio.
Forse di retaggio americano (dobbiamo sempre farci fregare sul tempo!) i manuali di vita, quindi guida all’amore consapevole, all’amicizia, al divorzio, separazione, matrimonio, figli, sesso e un po’ tutto quel che può venire in mente.
Toccando questo argomento mi viene in mente la mia cara Bridget Jones che a seconda dei suoi umori comprava o buttava via i manuali d’amore tipo “Le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte” dei quali aveva una vera e propria libreria.
E poi i manuali di yoga, di ballo, di corsa (!!), di aromaterapia. Insomma un elenco davvero infinito.
Ora io propongo una nuova dimensione di guide. Chi mi vuole aiutare a scrivere è il ben venuto.
Guida ai bagni pubblici italiani. Abbinata ovviamente alle varie guide turistiche delle piccole medie e grandi località dello stivale.
Perché quando sei in giro, cammina, visita, sali e scendi dai mezzi pubblici, ecco arriva un certo punto in cui ti guardi intorno e ti chiedi. E adesso?? Beh, ecco, avere una chiara mappa della città coi punti chiave sarebbe utile. Ad esempio ufficio comunale la prima a destra, o centro commerciale con visita obbligata a due fermate di pullman. Poi bar e locali. Banche. Fast Food. Maledetto Mc Donald’s che richiede il codice d’ingresso alla toilette abbinato allo scontrino fiscale (diabolici. D’altro canto hanno costruito un impero..).
Inizio a pensare alla copertina.


lunedì 2 luglio 2007

Dreaming of London



Adoro viaggiare. Non sono una fanatica del viaggio. Tipo quelli che non si comprano un panino/caffè/giornale per tutto l'anno per poi farsi un mese di vacanza nella Polinesia Francese.
Ma un paio di viaggetti all'anno, ben pianificati, me li concedo. Mete preferite? D'inverno le capitali europee e d'estate tutto quello che ha acqua salta tutt'intorno.
Se devo proprio scegliere, quella che per me è La Città, o meglio The City.
Beh senza pensarci per più di un secondo, quella che ho nel cuore è Londra. E proprio oggi guardando le foto scattate dalla mia collega Gnagna nello scorso week end al sapore di terrorismo nella bella London City, si sono riaffacciate nella mia memoria una serie di istantanee, di ricordi e di emozioni legate ad una città da favola, eclettica, nevrotica, istintiva. Ormai dalla mia ultima visita sono trascorsi ben dieci anni. Non c'era la ruota panoramica o il Millenium Bridge, neanche il
suppostone di cemento anche noto come The Gherkin (il cetriolo). Ma tutto il resto si! Le corse giù per la scala dei double deker bus (la forza di gravità aveva un grosso potere attrattivo verso il basso), il chilometrico labirinto di scale mobili e tapis roulant di King's Cross. Poi la Londra della metro dove non devi neanche chiedere un'informazione che tutti si mobilitano per dartela. Stare tra i leoni di Orazio in Trafalgar Square. Guardare lo scempio fatto al Partenone nel British Museum. Perdere una scommessa alla National Gallery e dover pagare un hot dog (o l'avevo vinta io?). Perdere sempre lì una lente a contatto, ed essere aiutati da una very clever guardia museale. E poi i pub dove danno alcol a tutte le ora del giorno, ma quando scatta il coprifuoco din din din, suona la campana e tutti fuori dalle scatole. Seguire una parata militare a Bukingham Palace. Fotografare tutti gli ingressi dei Virgin Mega Store. Assaggiare per la prima volta le Onion Rings da Burger King. Scendere all'aeroporto di Standsted, prendere un'auto a noleggio e non ricordarsi più da che lato guidavi prima e da che lato devi guidare adesso. E poi il Mind The Gap e i topi della metro (la metro torna sempre!). I tramonti rosa alle spalle di Tower Bridge..
Meglio fermarmi qui. Mi viene un po' di malinconia. Tanto so che Londra è lì. Non mi aspetta. Perché Londra corre. Ma quando vorrò, porto sempre raggiungerla.

venerdì 29 giugno 2007

Inizia la stagione dei concerti


Avete capito bene! Inizia la stagione dei concerti estivi. Proprio ci voleva. All'aria aperta, alcolici e zanzare, un'abbinata vincente.
Aspettiamo il grande ritorno di Simone alla voce e sul palco! Dopo, mi pare..., un paio di anni di silenzio!
Allora gli appuntamenti più vicini:
- venerdì 6 luglio
2007 a Moretta ritrovo ore 9.30 in piazza
- sabato 14 luglio a Cardè Bar Castello stessa ora
- sabato 28 luglio a Polonghera per il motoraduno
E in esclusiva la scaletta
:

Aerosmith - Dude (Looks like a lady)
Chris Cornell - You Know My Name
Counting Crows - Mr. Jones
Live - I Alone
Maroon Five - This Love
Muse - Time is running out
Negramaro - Mentre Tutto Scorre
Negramaro - Nuvole e lenzuola
Negrita - My way
The Fire - Small Town Boys
Pearl jam - Given to fly
Radiohead -Creep
Rio -Sei quella per me
Seguridad Social - Comerranas
Skap - Mis Colegas
Sunrise Avenue - Fairytale Gone Bad
The Calling - Adrienne
Heroes del silencioEntre dos tierras
Jet – Are you gonna be my girl
Guano ApesBig in Japan
The Fire - Loverdrive

Birra


L'avevamo già assaggiata. Prima in birreria, alle Osterie Fuori Porta di Pinerolo, poi dato che proprio ci era piaciuta, siamo
andati a comprarla in vineria. Non costa tanto poco, ma sono soldi ben spesi. Abbiamo deciso di andare a vedere com'era in "carne ed ossa" questo birrificio artigianale. Ne avevamo sentito parlare proprio dal birraiolo delle Osterie in termini entusiastici, poi un mega servizio su Linea Verde.
Siamo andati allora a Piozzo, patria della birra e del birrificio Baladin. Subito dopo Carrù (arrivando dal mare) alla rotonda del cimitero a sinistra. Parcheggiamo la moto fuori. E ci guardiamo attorno. A parte la giornata spettacolare, il paesino è molto carino, tra l'altro pullula di turisti dalle facce spensierate e armati di macchina foto. Saranno turisti enogastronomici? Alla fine siamo nelle Langhe. Anche se qui si viene per la bionda e non per il rosso!
Vada per la bionda allora. Ci sediamo. Intorno a noi troviamo dagli anziani di paese al motociclista più o meno stagionato, poi giovani di vario genere. Il dehors è piccino ma dentro c'è spazio da vendere. Di fianco alla prima sala della birreria c'è un'enorme stanzone con tavolate tutte apparecchiate e nell'aria c'è odore di stinco di maiale cotto con la birra (vi lascio immaginare).
Prendiamo una classica bionda , la Wayan, e la doppio malto, la Super. Spettacolari. Specialmente la Super. Fanno sembrare le altre birre scialbe e incolori. Sono uniche nel loro genere e alla spina danno il meglio. Capiamo davvero perché il proprietario della baracca, il buon Teo, se ne va in giro con il macchinone a spacciarsela. A proprio di che vantarsi, oltre al primato che ha ottenuto e la fama, abbiamo constatato con le nostre papille che è tutto ben meritato.
Detto fra noi è proprio un peccato che la Birreria Beba abbia chiuso il locale aperto al pubblico. Resta sempre aperta la produzione però. Ma alla spina era proprio un'altra cosa. Specie la Numero Uno.
Per tutti un gran consiglio: andate a Eataly vicino al Lingotto Fiere di Torino. Scendete al piano di sotto e non fatevi tirare dalla vineria sterminata, andate dritti alla birreria e vi troverete davanti al muro di birre in bottiglie più fornito che io abbia mai visto. Poi vi girate, vi sedete al bancone circolare e vi fate servire una bella bionda alla spina!
Baladin www.baladin.it Piazza V Luglio 15, Piozzo (CN) Tel. 0173 73.70.89 77.80.13
Birreria Beba www.birrabeba.it V.le Italia, 11 Villar Perosa (To) - Tel. 0121 315755
Eataly www.eatalytorino.it Via Nizza, 230 int. 14 Torino Lingotto Tel. 011/19506811