lunedì 7 gennaio 2008

Un frenetico inizio

Rieccoci in pista. Tutti quanti. In macchina, poi in ufficio, poi di nuovo in macchina e a casa. Via, si ricomincia. Ho un po' quella sensazione di soffriggere, come una cipollina nell'olio bollente in attesa che arrivi la passata di pomodoro. E quest'anno di salsa ce n'è proprio tanta. A partire dalla casa nuova e da tutto quello che comporta, spese e soddisfazioni ugualmente distribuite. Per fortuna le vacanze mi hanno caricato a sufficienza per affrontare i prossimi mesi.
Per la prima volta nessun viaggio, ma ho fatto il pieno di famiglia. Sia la mia nuova piccina picciò, sia quella allargata che ormai si è venuta a creare dopo tanti anni. Il parentado ormai si fonde tra parenti veri e acquisiti coi quali è sempre bello passare delle ore. Il bello del Natale è proprio questo, avvicinarsi alla propria famiglia, vedere chi ormai per necessità o lontananza vediamo meno di frequente. Apprezzare tante belle tradizioni. Come l'albero, il cerimoniale dell'apertura dei regali (anche se funestato da varie influenze), il pranzone e il cenone.
Ho anche conosciuto delle persone nuove, sempre motivo di stimolo e riflessione. Perchè siamo sempre abituati a confrontarci molto poco con gli altri, spesso viviamo circondati più o meno dalle stesse persone per tutti i giorni di tutto l'anno. Mi è piaciuto invece a Capodanno scoprire in compagnia di una coppia Veronose - Parigina - Londinese che il Natale o il Capodanno non sono ovunque uguali. Che rimbambirsi di petardi e botti come se fosse la contraerea della prima guerra mondiale (va bene anche la II) non è la norma in ogni parte del mondo. Che non è normale che il primo dell'anno ci siano le ambulanze a presidiare le piazze, dato che in teoria è una festa più o meno per tutti. Ma in più ho guardato con occhi nuovi la nostra italianità, e con orgoglio. Siamo criticati un po' in tutto il mondo, spesso a ragione, per tanti piccoli difettucci, come la mafia e sorvolo su tutto il resto. Ma siamo anche un gran popolo di tradizionalisti, questa volta in senso buono.
Sotto le feste la voglia di tradizioni si moltiplica e andiamo a cercarle tutte, una per una, senza neanche farci caso. Chiedendo al ragazzo Parigino, Simon, quali fossero i piatti tipici in Francia in occasione delle feste, mi ha risposto che non ce n'erano. Io con tutta l'enfasi ero lì a spiegargli invece che da noi durante le feste non possono mancare panettone & pandoro, le lenticchie portano soldi (questo non è stato facile da far capire), cotechino o zampone è uguale, tranne per i famelici mangiatori di cotenna, il cappone a Natale è di dovere (tra l'altro complimenti a mammà che l'ha cucinato in modo incredibile). Ho pensato che fosse bello, un popolo intero accomunato dagli stesi usi, tutti li ha ingozzarsi di lenticchie. Che alla fine avanzano sempre. In tutte le case.

martedì 18 dicembre 2007

Questione di tempismo

Ci sono dei momenti in cui capisco di mancare completamente di tempismo. Nella vita spesso mi è capitato di pensare che il tempismo sia tutto. Ultimamente, quando una macchina mi è venuta addosso perchè priva di guidatore e senza freno a mano inserito, ho capito che se fossi passata un attimo prima o uno dopo, non avrei dovuto aggredire verbalmente l'autista latitante che era andata un attimo in macelleria proprio lì di fronte. Tempismo dicevamo.
Raccolti al chiuso della nostra casa, al limite del comfort di ogni genere, comfort che spesso diamo per scontati, come la luce, l'acqua corrente e per di più calda, elettrodomestici vari e lui, il nostro amato impianto di riscaldamento. Lanciata la caldaia al massimo delle sue potenzialità, la sentiamo ruggire tra una fiammata e l'altra. Piacevole effetto collaterale dei nostri termosifoni calienti e il clima semitropicale che domina le quattro mura domestiche. Ci aggiriamo semi nudi per casa, quasi come aborigeni vestiti da un appena accennato gonnellino in pelle di caimano. Tendiamo ad ignorare, volutamente o no, le condizioni effettive che si prospettano ad un metro da noi, separate da un muro o poco più. Questa mattina, quindi, pantaloncini corti e maglia di lana super fine. Tanto c'è il riscaldamento, no? Il primo impatto con l'esterno non è stato rassicurante. Meno 5 gradi in effetti, non passano inosservati, specie quando i nostri menischi e rotule confinano col gelo separati da un sottile strato di nylon color castoro. Entro in macchina, metto l'aria calda in posizione "ovunque", per assicurarmi il massimo del caldo, tanto che addirittura diventa un po' fastidioso. Arrivo in ufficio, apro il carraio, parcheggio. Il termometro della macchina in modo poco rassicurante annuncia: meno 5.5. Siberia stiamo arrivando. Massì, penso tra me e me, tanto adesso mi metto in ufficio e non esco più per le prossime 9 ore. Apro la porta che separa il freddo dal caldo, entro, nessuna differenza. Il riscaldamento si è rotto...Io e i miei pantaloncini entriamo di pessimo umore.

martedì 11 dicembre 2007

Viaggi di Natale

Il bello dei ricordi è il modo in cui emergono, a volte, in maniera del tutto inaspettata. Un suono, un profumo bastano a riportare alla memoria qualcosa di ormai morto e sepolto. O quanto meno ben rimboccato, infilato come un ultimo libro sotto una montagna di altri volumi venuti dopo, letti e riletti di recente. Ma tirandolo fuori a fatica, per non far cadere tutti gli altri, quel libro sepolto ci regala le stesse meravigliose sensazioni della prima lettura.
Ieri sera, sciopero dei trasportatori. Mille probabili disagi in un rientro a casa di 50 km tra tangenziale e autostrada. Immagini di me stritolata tra due tir a mò di salame in un sandwich ben guarnito. Decido di fare allora la vecchia strada statale lunga come la quaresima e noiosa come una lezione di latino. Passo dai soliti campi di granoturco, uno via l'altro, anche al buio li riconosco. Attraverso i ponti. Passo gli incroci. Al calduccio dentro alla macchina, già mi si crea quel senso di torpore misto a sonno. Entrando e uscendo dall'ennesimo paesino, mi accorgo che il Natale avanza e impera. Tra le gelide e anonime corsie dell'autostrada certo non potevo accorgermene, ma nella bassa pianura piemontese, il Natale regna indisturbato. Alberi che rilucono al buio, addobbi tra il kitch e il nostalgico abbelliscono i balconi delle case basse e larghe. E mi viene in mente dei viaggi di ritorno da bambina. Di quelli che mi parevano interminabili viaggi, seduta accanto a mio fratello sul sedile posteriore della nostra macchinona. Di quei viaggi di ritorno, da feste, parenti, pomeriggi con gli amici. Di quando tornavamo a casa, stanchi ma soddisfatti e guardavamo seduti nel buio fuori dei finestrini. Allora per distrarci li contavamo. Contavamo gli abeti colorati in mezzo ai giardini delle case. Io ne ho visto uno! Anche io lì! E avanti così tutto il viaggio. A volte ci stupivamo che così presto nella stagione già ce ne fossero così tanti. Altre volte neanche ci pensavamo. Stavamo lì attaccati al vetro umido e freddo della macchina, appannato dal nostro fiato a guardare quelle luci colorate. Quelle che ora sembrano a qualcuno un'espressione di consumismo priva di significato, agli occhi di bimbi e ancora ai miei di adulta sembravano piccole magie sorte dal nulla.

martedì 13 novembre 2007

Casalinghe non disperate!

Non credo che ci sia un momento preciso, un campanello che squilla, qualcuno che ti dice "Ehi! E' proprio adesso!". Eppure capita, guardandosi allo specchio, di accorgersi che qualcosa sta cambiando. Non parlo di specchio vero e proprio. Quello dove si annotano tutte le mattine brufoli, occhiaie, occhi gonfi, macchie di dentifricio. No io parlo del nostro specchio interiore. Quello che ci permette ogni tanto di fare un'istantanea di noi stessi, fare delle considerazioni e in certi casi trarre delle conclusioni.
Non è stato facile accorgermene. Infatti a volte si scopre un cambiamento in sé, proprio quando lo si vede nelle persone che si hanno accanto. Mariti o mogli, genitori, amici o colleghi.
L'altra sera me la stavo proprio ridendo, impaninata tra una pizza e una coca, con le mie amiche.
Quando parlo di amiche, intendo quelle amiche che un po' ti rappresentano, che per qualche motivo o aspetto sono l'immagine di un lato del nostro carattere e del nostro modo di fare. Investite di tutta questa rappresentatività, neanche fossero un membro del mio Parlamento personale, le osservo e deduco dai loro comportamenti ciò che più mi riguarda. Una di loro è appena andata a vivere per i fatti suoi. Casa nuova, bella (tra l'altro ancora complimenti), grande. Potenzialmente con due bimbe, poteva diventare una babele del disordine. Specie se gestita dalla persona alla quale avevo scritto LAVAMI nella polvere del comò, scritta ritrovata a settimane di distanza. Nella nuova casa, cosa sarebbe successo? Apro intimidita un cassetto. Mi cadono dentro gli occhi e mi rimbalzano sulla pizza. ORDINE. Trovo lì dentro l'ordine allo stato puro. L'idea platonica di ordine. Il mio cervello richiama immediatamente alla memoria l'immagine del mio cassetto. Lo stesso. Il secondo a partire dall'alto della cucina. Quel cassetto dove non si trova mai niente, dove sembra sia passato UnaBomber buon'anima.
Dentro di me il mio orgoglio di casalinga rimane ferito. Una macchia indelebile sulla tovaglia pulita di bucato. Nel mio weekend passato, l'ho pulita con impegno. Mi sono messa lì e ho messo in ordine il maledetto cassetto rovina reputazione.
Ed è stato lì che ho capito che avevo fatto il salto. E sì. Ero passata al di là della barricata. Da teenager impenitente attempata a casalinga medaglialmerito.
Mi ha consolato l'idea che almeno, cara Roby, siamo in due ad aver fatto il salto!!

mercoledì 10 ottobre 2007

Tra vischio e cambio armadi

Siamo in una stagione di mezzo. Non sappiamo come vestirci. Quando la mattina ci dobbiamo preparare per andare in ufficio, non sappiamo se avremo caldo, freddo, se in ufficio troveremo ancora l'aria condizionata a manetta, se dobbiamo mettere le infradito o gli stivali ascellari. In giro c'è già chi vocifera, nei corridoi ovviamente, che sia ora del CA, ovvero del Cambio Armadi. Due parole che, prese separatamente, non sono poi così male, ma messe insieme, senza alcun articolo o preposizione un po' spaventano. Rientrano nella categoria della BM, Borsa Mare, ma non sono altrettanto rassicuranti.
Cambio Armadi... Sarà il fatto che l'estate è finita, che arriva l'inverno, che sono tornate le mezze stagioni. Sarà che è arrivata l'influenza, sono tutti raffreddati e chi non lo è verrà presso contagiato. Insomma in tutto questo maledetto marasma autunnale, questa mattina vedo la prima pubblicità natalizia. Ma come? Non ho neanche sotterrato il cotone per riesumare la lana, dimenticato il lino per riaffezionarmi al velluto. E questi mi parlano di NATALE?
Incassato il colpo, dopo un primo momento di ansia e panico. Ho pensato: per fortuna per i regali c'è ancora tempo. In realtà tutti gli anni c'è ancora tempo. Il problema è che si pensa che ci sia ancora tempo fino all'arrivo della tredicesima, quando ormai NON c'è più tempo. Quando il panico ci impedisce di ragionare lucidamente e tutte le idee che sopraggiungono sono banali, se non orrende. Il problema è che all'avvicinarsi del Natale, anche a chi ci chiede cosa vorremmo, non sappiamo assolutamente cosa rispondere. Paresi celebrale e stato mentale Homer Simpson.
Ma com'è possibile? Abbiamo passato mesi a desiderare la tale cosa piuttosto che un'altra. A guardarla nelle vetrine, a documentarsi su internet circa costi, modelli, forme, dimensioni, eventuali sconti. E ora il nulla. Ma allora perché non prepararsi per tempo e fare una Wish List (anche siglabile WL o LD lista desideri), nella quale elencare tutte le nostre necessità? Il tutto renderebbe molto più semplice, specie dal punto di vista psicologico nostro e dei nostri parenti/amici/colleghi, che ci stressano e si stressano a vicenda come galline impazzite dalle teste mozzate.. Troppo macabro?

giovedì 4 ottobre 2007

Femminismo e femminilità


Se guardiamo un film anni 50 o 60 e poi guardiamo la nostra vita, al di là dei capelli cotonati, ci accorgiamo che siamo andate avanti anni luce. Ringraziamo per questo il femminismo. Ora siamo più indipendenti, più consce del nostro ruolo sociale, del nostro valore nel mondo del lavoro, della nostra posizione nell'ambiente famigliare. Non siamo delegate a fare le tagliatelle la domenica mattina o a metter su il cappone in brodo. Ora abbiamo un lavoro e una carriera. Non mettiamo il grembiule la mattina per toglierlo la sera, ci vestiamo come vogliamo. A volte anche da maschiacci. Perchè a dire il vero in t-shirt, scarpe da ginnastica e jeans si sta proprio comode. Non mettiamo più i bigodi (anche se alcune di noi ci hanno provato http://anna.style.it/archive.php?eid=43), abbiamo la piastra per i capelli, e corti o lunghi decidiamo noi del destino delle nostre doppie punte. I reggiseni alla fine non li abbiamo buttati, anche perchè un buon push up può davvero risollevare le nostre quotazioni nel mercato azionario mondano.
Quindi riflettendo su tutto questo, ci viene da dire: grazie, grazie femminismo. Ma se guardiamo bene quegli adorabili filmetti. Quelli dell'estate di canale5, quelli che quando stai per uscire loro iniziano e tu dici: nooooooooo, ma perchè proprio adesso?? Beh guardando quei filmetti vediamo anche, facendo attenzione, uomini che aprono le portiere alle donne per farle entrare nelle auto o nelle hall degli alberghi. Oppure che si alzano tutti in piedi a tavola quando una donna si alza. E pensandoci bene, non mi dispiacerebbe che succedesse anche oggi.
Tra l'altro nel quotidiano, ci sono alcuni mezzucci che fanno spuntare la remota galanteria nel più rude degli uomini. Ora nel citare questo episodio, non vorrei che ognuno di voi pensasse che la mia vita si svolge dal benzinaio, ci mancherebbe. Fatto sta che proprio dal benzinaio, di gonna vestita, esco dalla mia adorata macchina per rimpinzarla di gasolio. Mi fermo ovviamente alla pompa del self, laddove il risparmio è di casa. Ammicco al benzinaio, come per dire, allora mi faccio il pieno da sola. Lui mi guarda e mi fa: vuole un guanto? E io: no, no grazie non mi serve. Ma lui quasi scocciato da questa mia risposta, mi risponde: ma mette il gasolio?! E io, timida, eh si...E lui: allora ci vuole proprio il guanto: lo prende e me lo calza lui sulla mano! Mattu guarda una gonna, a dir la verità sotto il ginocchio, cosa non ti sviluppa in galanteria. Davvero non me lo aspettavo. Quando finisco di fare il pieno (46 euro!! vabbè) mi chiede la cortesia di fargli chiudere il tappo, giustificandosi, mi fa: quando si può aiutare...
A questo punto, mi viene da chiedere, meglio femminismo o femminilità?

mercoledì 19 settembre 2007

Brutte abitudini

E' strano come la mente di ognuno di noi, chi più chi meno, si crei degli schemi fissi ai quali attenersi sempre. A volte maniacalmente.
Me ne sono accorta l'altro giorno, quando, ero dal mio benzinaio di fiducia. Vado lì una volta alla settimana, mi fermo sempre alla stessa pompa di benzina, la prima a destra, lo saluto con le stesse parole (bisogna dire che anche lui mi risponde sempre con le stesse ovvero "ciau bela fija"). Ieri vado a fare benzina, lo schema e l'ora sono sempre quelle, e il suddetto benzinaio fa direttamente che spiegarmi come "strisciare" la mia carta bancomat, digitare l'importo, strappare il foglietto che esce dal POS, infilzare la sua copia e tenere la mia!
Da quel momento ho iniziato a pensare che il mio spirito profondamente abitudinario stesse prendendo una brutta piega.
Vado sempre dallo stesso parrucchiere cambiando raramente pettinatura. Il parrucchiere, Luca, è più abitudinario di me. Quando gli propongo cose nuove, me le boccia tutte, cercando di conservare il look originale. Compro i vestiti quasi sempre negli stessi due o tre negozi. Le scarpe sempre nello stesso. Ogni tanto, quando mi prendo una sbandata per un altro, vengo severamente punita da dolori lancinanti ai miei pieduzzi delicatissimi e torno da Lui, anche detto "Il Francese" con la coda tra le gambe. La mia giornata è scandita tutti i giorni, almeno quelli lavorativi, da azioni infilate nella stessa sequenza come pezzi di carne in uno spiedino: pollo, salsiccia, manzo, peperone, wurstel, pancetta e poi di nuovo da capo fino ad esaurire gli ingredienti. La tentazione di cambiare qualcosa c'è, ma le abitudini sono come la coperta di Linus o peggio. Ti fanno sentire sempre a casa. Sai già cosa aspettarti e come. Nessuna incognita. Perché se l'abitudine è già collaudata, non c'è ristorante in cui si possa mangiare male, gusto di gelato/pizza che possa non piacere. Mi sto un po' fossilizzando sulle mie posizioni, lo so. Ma cosa volete, anche questa è un'abitudine.

venerdì 14 settembre 2007

Strane investigazioni


Chiacchierando amabilmente con i miei collegi in una pausa pranzo come tante altre, è vento fuori un discorso apparentemente innocuo che ha però cambiato il mio modo di comportarmi e di vivere il mio rapporto con il "resto del mondo". In pratica, tra maccheroni riscaldati e la sagra della mozzarella e pomodoro (un must delle nostre pause pranzo), viene fuori che tempo addietro una conoscente era stata pedinata e seguita da un investigatore privato, assoldato da chi? Noi tutti immaginiamo mariti gelosi, mogli in procinto di divorzio. E invece no. Ad organizzare tutta la cosa, il capo di lei. Che ne voleva studiare i movimenti e le frequentazioni.
Nella mia mente si sono formulati pensieri tutt'altro che banali. Se infatti una persona normale, si sarebbe immedesimata nella situazione, temendo per tutto ciò che aveva da nascondere, amicizie, incontri ecc...., il mio cervello si stava concentrando su ben altre congetture.
Un investigatore che mi segue e controlla tutto quello che faccio??? Chissà che idea si potrebbe fare di me! Sicuramente penserebbe che sono sfigatissima. E ho iniziato a pensare a tutte quelle scenette del mio quotidiano che agli estranei passano inosservate, ma di cui mi vergogno profondamente.
Quando saluto con calore i miei vicini di casa e loro guardandomi attentamente non mi rispondo e continuano a fare quello che stavano facendo (quattro anni che vivo qui...ma non mi hanno mai notato???). Quando porto in casa le borse della spesa, per un peso complessivo di quindici chili, mi avvicino al cancello di casa, cerco le chiavi, mi cade la borsetta e mi si incastrano le chiavi dappertutto. Quando vado in giro dopo essermi lavata i denti col braccio pieno di dentifricio (ma come è finito proprio lì? eppure giorno dopo giorno me lo ritrovo...). Quando esco di casa in ciabatte e poi torno indietro a mettere le scarpe.
Insomma caro investigatore, per qualunque motivo tu mi stia seguendo, io sono disposta a pagarti il doppio! Parliamone..

lunedì 10 settembre 2007

Questione di benessere


Ormai non si fa che parlarne. Sembra che ognuno ripeta la stessa cantilena. Eppure una volta capitava solo in un periodo dell'anno: prima delle vacanze e prima soprattutto della prova costume. Ormai invece fitness e benessere sono la parola d'ordine di ogni trasmissione che si rispetti. Gli Omega3 sono diventati i nostri compagni di vita, il nutrizionismo la nuova disciplina teoretica di ognuno di noi. Pullulano le diete, gli integratori.
Ma a dire il vero, nonostante un sano scetticismo, la filosofia del wellness non è affatto male.
Partiamo dal presupposto che sono sempre stata una anti sportiva e una buona forchetta. Mi sono inventata ogni sorta di scusa per non fare attività fisiche, specie in ambito scolastico. Io e il muro della palestra eravamo dello stesso colore. E quando si usciva all'aperto sapevo anche lì come mimetizzarmi. Fare la corsa campestre era per me fonte di crucci e ansia. E finivo irrimediabilmente con una crisi respiratoria. Eppure a distanza di anni, eccomi qui a sostenere princìpi agli esatti antipodi di questa tendenza. Non amo la dieta e non amo gli sport al chiuso. Quindi niente palestra, al massimo la piscina.
Eppure quando le ossa iniziano a scricchiolarti, il mal di schiena non ti lascia più e il tono muscolare è un ricordo sbiadito color seppia, nasce in ognuno di noi quel sano desiderio che si articola nelle poche parole "Devo fare qualcosa". Ma il vero problema è farlo in modo continuativo. Sapendo che la mia forza di volontà è pressoché inesistente, specie se penso ad uscire dall'ufficio, fare un'ora di traffico per mettermi poi magari al freddo e al buio a fare sport. Ho capito che l'unica soluzione vincente è armarsi di una buona amica, con la quale farsi forza a vicenda. Ho iniziato con vari esperimenti di aerobica, le amiche si erano moltiplicate come funghi, e si chiacchierava talmente che la maestra ci chiamava spesso in prima fila per farci star zitte. Dopo un po' i nostri incontri si sono spostati direttamente al bar. Ci si trovava davanti alla palestra e si decideva a quale bar gozzovigliare, in base alle dosi degli happy hour.
Chiuso questo vergognoso capitolo, sono rimasta mesi inattiva. Tra muschio e licheni, ho deciso che dovevo ripartire con un nuovo spirito. Intanto scegliere una persona la cui forza di volontà non venisse traviata al solo sentire la parola Crodino/Martini, e poi scegliere luoghi e orari.
Dopo mesi di attività mi dichiaro oggi soddisfatta. Due volte alla settimana, le corse sotto i cosiddetti "Viali" di Pinerolo hanno dato i loro frutti. Perchè correre fa stare meglio. Dopo un po' sono entrata nell'ottica più generale del benessere, quindi anche del mangiare meglio. Ho cercato anche di abolire il mio rapporto simbiotico con la macchinetta del caffé in ufficio. Mangiare più frutta e verdura. Unico nemico. L'arrivo dell'inverno. Non so cosa aspettarmi. Entrerò in un letargo di fitness svegliandomi a primavera in un cumulo di ghiande e con l'artrite?

giovedì 6 settembre 2007

Scelte importanti

Messi ormai irrevocabilmente nei binari dei maledetti buoni propositi, che tanto non applicheremo mai realmente alla nostra vita e ci fanno convivere con un branco di pelosi sensi di colpa, cerchiamo di ottenere da ogni situazione il massimo possibile. Ora siamo più esigenti con noi stessi e con gli altri. Abbiamo più chiari i nostri obbiettivi ecc..ecc... Tutta questa peregrinazione dell'abc, passando per Kant e la critica alla Ragion Pura, facendo un salutino a Schopenhauer e la sua estetica, per parlare della scelta dei quadri. Si perché alle pareti bianche proprio non ci si può abituare. La casa è una brutta bestia in continua evoluzione.
Appena diventa nostra ci sembrano un miraggio bellissimo anche solo le lampadine che pendono direttamente dai fili della luce, abbiamo dato un nome ad ognuno degli scatoloni pieni di cose che non abbiamo voglia di mettere a posto, nell'ingresso non si passa più perché regna il mondo dell'imballaggio e dello spacchettamento.
Dopo qualche anno ci guardiamo intorno e iniziamo ad avanzare a noi stessi delle pretese. Ormai abbiamo imparato termini come plafoniera, applique (leggi appllìck alla barese), il mondo Ikea si è fatto avanti, sappiamo tutto sulle brugole. Sappiamo che possiamo fidarci sempre perché gira e rigira nel pacco c'è sempre tutto, non manca mai nulla nè nulla è mai in eccesso. Questa perfezione un po' ci rende ammirati, ma un po' ci da fastidio. Possibile che non riusciamo mai a coglierli in fallo?
Dopo tanti anni di completo feeling con il mondo Ikea, imparato termini svedesi, parliamo usando parole in italiano pazzesche ma che evocano immediatamente immagini piacevoli. Ektorp? Il mio divano! Lo adoro. Norrebo? Il mobile portatutto e separatutto a casa di mio fratello! Conosco il catalogo a memoria, anche quello nuovo.
Ora però mi trovo a dover fare una scelta importante. Dopo aver riempito come una zampogna casa mia di mobili di ogni genere e fattura. Di averli stipati come un pasticcere armato di sac a poche. Mi sono data un'occhiata tutt'intorno e ho notato che di quadri neanche l'ombra. Immediatamente mi sono infilata da capo a piedi dentro indernèt (sempre alla barese) alla ricerca di idee. Alternative. Gira e rigira, sono giunta ad una inesorabile conclusione. I quadri costano. Tanto anche. Specialmente i quadri stampati su tela. Quindi la domanda è la seguente: girare per mari e monti alla ricerca di qualcosa di pazzescamente originale e altrettanto costoso o rifugiarmi tra le braccia rassicuranti della mia amica Ikea?