lunedì 28 aprile 2008

Strette di mano


Fosse per me le abolirei. Ormai stringersi la mano sa di atto formale, spesso privo di significato, ancora più spesso ha qualcosa di obbligatorio. Capita di imbattersi infatti in ogni sorta di mani, grandi e piccole. Calde o fredde. Asciutte o umide. Rugose o morbidissime. Si è ormai diffusa l'idea che la stretta di mano è lo specchio dell'anima o quasi. Simboleggia il carattere, lo spirito. Quanto più è molle tanto meno il carattere di chi stringe è sottomesso e privo di energia. Questo ha portato ad una vertiginosa crescita delle strette di mano vigorose. Sono dell'idea che spesso gli uomini per far colpo e dare una rapida idea della loro virilità, utilizzino la stretta di mano come biglietto da visita. Noi tendiamo ignare la nostra mano, diamo una stretta nella media, né molle né di ferro, ma ne riceviamo indietro una presa con le tenaglie che ci lascia senza fiato e con le dita dolenti.
Io, ripeto, proporrei di abolire la stretta di mano. Tra parenti e amici, due bei baci sono la cosa migliore, volendo riducibili anche solo a uno. Trasmette calore, c'è contatto fisico. Tra estranei la stretta di mano ha senso solo per siglare un accordo, un'intesa. Quindi larghe e profonde strette di mano agli incontri d'affari, quando si sigla magari un contratto. Ma basta con questo dilagare di strette gratuite. Tese per lo più ad accorciare delle distanze "umane" che comunque spesso permangono. E sopratutto cari uomini, andateci piano. Noi siamo fatte di burro.

lunedì 31 marzo 2008

Virtuosi del curriculum

Nella vita si , bisogna sapersi vendere. La nostra Anna ne sta facendo una professione. Insomma bisogna farsi pubblicità. Mi è capitato spesso di avere con amici e colleghi uno scambio d'idee sul come compilare il proprio curriculum. C'è chi è e vuole rimanere onesto fino al midollo e afferma che mai, neanche sotto tortura, potrebbe dichiarare il falso. Mai potrebbe attribuirsi di conoscere un po' meglio una lingua che in realtà ha dimenticato o non ha mai saputo, inserire attitudini, capacità o esperienze leggermente non rispondenti al vero.
C'è poi chi d'altro canto non ha alcun tipo di pudore. Dichiara smaccatamente il falso, sicuro di rimanere impunito in un'omertà dilagante, in virtù della quale nessuno chiede e nessuno dice più di quanto è richiesto.

In realtà la mia opinione è sempre stata quella di vendersi al meglio, quindi senza dire nulla di falso, far comprendere bene le proprie capacità, utilizzando spesso anche intere frasi per dire una benamata cippa di niente.
Nel lavoro che faccio mi capita spesso e volentieri di vedermi passare sotto mano dei curricula. Alcuni molto semplici, altri con tante esperienze. Ma solo alcuni di loro possono essere ritenuti vere opere d'arte. Quando finisco di leggerli, riprendo da capo e mi chiedo, ma di che lavoro stiamo parlando? Non riesco ad esimermi dal fare un esempio pratico. Ecco di seguito un breve elenco delle capacità e competenze acquisite da questo candidato:
- Capacità di lavorare in gruppo e di relazionarsi con la clientela
- Capacità relazionali e di adeguamento in ambiente multietnico
- Sviluppata propensione all’ascolto.
- Capacità di lavorare in situazioni di stress, legate soprattutto al rapporto con il pubblico
Tutto questo indovinate? Nel servire in un bar. Non ho parole, tanto di capello, vorrei conoscerti!
PS: ma Google è un programma?

mercoledì 26 marzo 2008

Rocciamaneud: ristorante con vista


E' da un po' che non mi sentivo di consigliare un ristorante. Ma devo dire che dopo l'esperienza in questo piccolo ristorantino mi si sono vivacizzate le papille gustative e la voglia di raccontare.
Innanzitutto devo chiarire che anche solo il posto meraviglioso in cui si trova offre un motivo più che sufficiente per andare anche solo a prendere un caffè. Il ristorante Rocciamaneud si affaccia con la sua grande vetrata sulla Valpellice, in uno spettacolo bello di giorno, ma imperdibile di sera. Nell'attesa che i piatti ordinati arrivino a tavola, il tempo vola guardando oltre il vetro tutte le luci che baluginano nella valle poco più in basso. Il menù è alla carta anche se ci sono delle formule per la degustazione e anche dei menù molto economici per i pranzi in settimana. Scorrendo tra i vari piatti si vede subito che chi li ha studiati non ha voluto rimanere nella banalità, proponendo piatti della tradizione piemontesi rivisitati (come gli gnocchi alla bagna caoda) o studiati per i vegetariani. L'ospitalità è ottima, come la cortesia. Oltre a quanto segnato in carta ci sono le proposte del giorno (come lo stufato d'asino). Io vi consiglio il poker di antipasti freddi, con delle acciughe al rosso che fanno girare la testa. I dolci sono anche strepitosi, dalla meringata alla pastiera napoletana. Prezzi contenuti, meglio prenotare. I posti sono davvero pochi, l'ambiente raccolto e famigliare. Devo tornarci, anche solo per assaggiare la merenda sinoira.


Ristorante Rocciamaneud Loc. Rocciamaneud, 206, Angrogna Tel 0121/944334 - 333/6203548 Chiuso mercoledì pranzo e cena e giovedì a pranzo

venerdì 21 marzo 2008

Bloggare in zona industriale

E' una vergogna aver trascurato così a lungo il mio blog. Lo so. Ne sono cosciente.
Quando qualcuno trascura il proprio blog non è mai per cattiveria nei suoi confronti. Lo immagina un po' come la fidanzata/o lontano a cui si pensa con tanto affetto, ma che proprio non si può raggiungere a causa dei tanti tanti chilometri che li separano. Così il blog tale e quale. Si pensa a lui. Lì che langue. Vorresti potergli dire tante cose, ma mancano il tempo e le occasioni.
Penso al mio blog ogni volta che passo davanti al casello di Vadò, che mi fa da anello di congiunzione tra la zona industriale e l'intricato mondo della viabilità torinese.
A fine giornata, stanca e con la mente semi lobotomizzata, mi capita spesso di infilarmi nella corsia Telepass e tirare fuori l'apricancello nell'inutile tentativo di farmi aprire da quello. La sbarra si apre comunque e io mi sento ogni volta un po' più scema. Sono momenti in cui, mi viene da dire, questo lo racconto sul blog.
Mi viene anche da pensarci quando vedo lo scempio che c'è qui, sempre in zona industriale. Luogo in cui le leggi non esistono, i bilici parcheggiano in mezzo alle rotonde. Nessuno mette le frecce, tanti vanno contromano.
Dove quando esci la sera, fuori dai nostri begli uffici, trovi le prostitute che fanno a pezzi i pallet ad un metro da te e si preparano a fare il fuoco per la fredda notte che le aspetta. Dove ogni luogo è un cassonetto. Dove Napoli ce l'abbiamo noi. Anche se qui la differenziata funziona, almeno per chi la vuole fare. Ma a due passi da industrie che producono fatturati da capogiro, come l'Italdesign solo per citare la più nota, dove crescono come funghi i centri commerciali, come il 45° Nord e a due passi sorgeranno nuovi capannoni con negozi e supermercati, lì di fianco c'è l'inciviltà. E questo ne è solo un piccolo esempio.


martedì 4 marzo 2008

Il raket della cicoria

Ormai le cose più preziose al mondo sono quelle che si ottengono gratuitamente. In quanto una cosa più è rara più è preziosa. Il ragionamento non fa una piega.
In questo caroeuro e caro tutto (oggi ho speso 60€ di pieno, no comment) gli anziani e non solo con le loro pensioni minime e le loro grandi pance, perchè la fame non invecchia, vengono attratti come mosche da questo semplice cibo.
Si trova in natura molto facilmente. Le piante sono molto riconoscibili e, dopo una rapida bollitura, possono essere divorate dai loro appetiti voraci.
Armati di cappello, coltello e sacchetto di plastica si aggirano per i prati piegati a 90°. A parte il rischio di non alzarsi più e di incappare o meglio scivolare in qualcosa di marrone più che verde, gli anziani si lanciano non solo sui ridenti campi delle località fuori porta. No. Loro si avventurano pure qui, nella nostra grigia e depressa zona industriale Vadò a Moncalieri, ricca di ogni sorta di inquinamento per cercare questa delizia gratuita. In piccoli fazzoletti di terra, tra il marciapiede e la statale, loro vengono a volte anche coi nipotini, il cane (che funge anche da concimante a quattro zampe) e moglie, per accaparrarsi non appena spuntano, queste timide e verdi foglie.


martedì 19 febbraio 2008

Pizza sì, ma al taglio!

Sarà un po' l'ora, sarà che ho tanta fame, ma era un po' di tempo che volevo dedicare un lungo pensiero al mio panettiere di fiducia.
La mattina presto, ha le vetrine appannate dal caldo respiro del pane, i croissant e le pizze. Varcando la soglia, gli occhi mi brillano alla vista di tante cose buone appena sfornate. La sciura che serve sembra appena uscita dal parrucchiere, sempre perfetta, taglio, piega, colore. Sempre gentile. Complimenti, che invidia. Io invece sono scarmigliata, assonnata, con gli occhi ancora appiccicati. Che però si spalancano davanti a tanto bendiddio. I panini sono incredibili, morbidi e teneri. Il sabato e solo il sabato poi fanno il pane di campagna. Ma non lo tengono in vista, cosicché tutti i mufloni morti di fame lo possano vedere. No. Loro lo tengono nel retro (insieme a chissà quante altre cose buone..) e se tu lo conosci, ne hai già sentito parlare, allora glielo chiedi. Loro tirano fuori il filone e tu già immagini gli abbinamenti.
Se poi la passione è dolce, io metterei da parte il classico croissant e mi voterei anima e corpo alle "manine", piccole mani fatte di pasta di croissant con tra le dita tanta buona marmellata di albicocche.
Se invece è la pizza a far venire l'acquolina, entrando sulla sinistra c'è quella al taglio. So che in via Saluzzo c'è la migliore pizza al taglio del mondo, ma quella del panettiere ancora calda è un sogno. Semplice, focaccia, pizzetta, focaccia farcita, focaccia ai pomodorini o alla cipolla. E mentre scrivo ne ho un pezzetto non troppo piccolo che mi aspetta fedele nel buio del mio baracchino. Buon appetito!

Forno di Boaglio via Montegrappa 49 Pinerolo

giovedì 7 febbraio 2008

Rimaniamo vigili

E' incredibile come la forza dell'abitudine ci spinga a vedere anche quello che in realtà non c'è. Un brevissimo episodio per spiegarmi.
Oggi, nel mio ufficio. Davanti alla mia scrivania ci sono due sgabelli. Per sei mesi uno di loro era rosso l'altro granata. Da poco il rosso è stato sostituito, e ora sono tutti e due granata. All'arrivo di un cliente, con i suoi occhi nuovi e freschi, guarda gli sgabelli e dice che sono tutti e due uguali. Noi qui, guardiamo gli stessi sgabelli e sosteniamo che uno è rosso e uno granata. Anche se lì davanti la realtà è ben diversa. Lì il granata urla da tutte le parti.
Ma allora perchè noi vediamo con gli occhi di ieri e non quelli di oggi? Perchè l'abitudine ci spinge a stravolgere la realtà?
Mi piacerebbe perdere questo velo e vedere anche io tutto con occhi nuovi.
Stessa situazione quando arrivano gli ospiti. Fino a poche ore prima la casa è perfetta e in ordine. Quando gli ospiti devono arrivare, tutto cambia. La casa è la stessa, ma io guardo tutto con i loro occhi e noto mille cose che prima non c'erano. Giornali in disordine, ragnatele, scarpe fuori posto.
Ma perchè questo sguardo non ce l'abbiamo tutti i giorni? Non per farmi venire i sensi di colpa casalinghi, ma per vedere ogni cosa in questo modo. Come se fosse la prima.

mercoledì 6 febbraio 2008

La vita sulla sedia a rotelle

Teoria dell'evoluzione. Caro Darwin oggi ti ho proprio pensato.
Da qui a cent'anni, anche di più, ci sarà una selezione naturale che porterà alcuni individui ad essere selezionati, altri messi da parte.

Immagino che le caratteristiche dei prescelti, nella vasta specie dell’homus impiegatus (leggi impiegato medio), avranno come caratteristica principale una particolare forza nei polpacci. Diciamo che i polpacci forti stanno agli impiegati come il collo lungo alle giraffe.
Sì perchè il vero impiegato cerca di ergonomizzare ogni suo gest
o. Nessun movimento deve essere inutile o causare alcuno spreco di energia, seppur in modo infinitesimale.
Strumento principe di questa filosofia è la sedia a 5 rotelle. Oggetto spesso sottovalutato, acquistato dalle aziende per la ben nota legge 626. Oltre a prevenire strane posture, gobbismi e stortismi, permette di raggiungere ogni parte dell'ufficio con una semplice spinta, si alzano i piedi e si vola via da una parte all'altra. Leggeri come farfalle.
I dossier non ci scappano più, in un baleno si arriva al telefono. Alzarsi diventa una fatica immane e soprattutto inutile. Fin dove la sedia arriva, si va. Dove non arriva, pazienza, ci si ferma.
Peccato per le scale, gli ascensori, le strettoie…



lunedì 4 febbraio 2008

Lacrime adieu!

La scienza e la ricerca sono il nostro futuro. Riponiamo nella ricerca scientifica le nostre più profonde speranze. Gli scienziati ci faranno vivere fino a 150 anni e nessuno ci darà mai più la pensione. Sconfiggeranno tutte le malattie che oggi conosciamo, lasciando spazio a tutte quelle che ancora ci sono ignote. Sceglieremo grazie a loro, il colore dei capelli e degli occhi dei nostri figli.
Ma perchè parlo del futuro, quando già nel presente stanno facendo passi da gigante? Probabilmente se non fossero stati tagliati i finanziamenti alla ricerca nel nostro Bel Paese, oggi potremmo essere noi a vantarci di questa incredibile scoperta.

Oggi 4 febbraio, gli scienziati Neo Zelandesi dopo lunghe e annose prove di laboratorio, annunciano ai mass media e a noi curiosi la creazione della prima cipolla senza lacrime. Hanno disattivato il gene legato all'enzima che ci fa piangere. Dopo quattro anni di ricerca, hanno modificato il DNA della cipolla e dato il via ai soffirtti modificati geneticamente.
Allora via al brasato, al ragù, alla frittata di cipolle, alle cipolline in agrodolce!
Lacrime adieu!


venerdì 1 febbraio 2008

Privato vs pubblico

Lo so che è un luogo comune. E' sulla bocca di tutti, dei vecchietti che guardano i cantieri mentre la moglie a casa mette su il minestrone, dei signori seduti al bar tra un bicchiere di rosso e una partita a carte. Però lo voglio dire anche io.
Non mi capita spesso di avere a che fare con "lo Stato", intendendo tale le istituzioni nel loro vario genere e gli enti comunali in particolare. Ma quelle rare volte che le nostre vite si sfiorano e si incrociano mi vengono i nervi. Da buona mezza meridionale col sangue caliente, basta ben poco per farlo ribollire. Poche lungaggini, qualche faccia smunta e via di seguito.
Noi del privato siamo piccole api operose. Arriviamo in ufficio puntuali e se c'è tanto lavoro ci mettiamo a ronzare di buona lena e dimentichiamo pausa caffè e spesso anche pausa viccì. Possiamo compiere moli incredibili di lavoro in una mattinata, come la dea Kalì fare otto cose contemporaneamente ed uscire esausti ma soddisfatti del nostro operato in una giornata tipo di 8 ore.
Negli uffici comunali non succede proprio così. Pare che tutto sia lasciato al caso. Ipotizziamo di dover andare in anagrafe a fare dei semplici certificati, quindi non sto parlando di una richiesta di matrimonio tra una donna italo - kurda e un defunto. Perchè tutto non succede in modo semplice e automatico? Del tipo: devono prendere il numerino i casi x,y e z. Le altre lettere dell'alfabeto si dividano in fila. Gli uni accedono direttamente agli sportelli SENZA fare la fila, gli altri compilino gli appositi moduli. Una cosetta così semplice e chiara. Non pretendo niente di più. Il bello sarebbe conoscere questi semplici trucchi PRIMA di aspettare tre quarti d'ora, e prima che l'ultimo arrivato ma bene informato ti passi davanti per fare pratiche lunghe come la quaresima.
Se il mio Comune avesse bisogno di una consulenza, io sono disponibile!